mercoledì 10 giugno 2009

QUEI DIMENTICATI DELLA OSTAR...


(Nella foto, come piccoli spermatozoi le barche della Ostar fissate sullo schermo dopo due settimane di regata)

Una volta la Ostar, la più antica regata oceanica, era un evento mitico al quale partecipavano velisti mitici, e sporadicamente qualche italiano ancor più mitico. Poi le regate oceaniche si sono moltiplicate, la Ostar ha cambiato varie volte nome ed è stata persino vinta da un italiano (il grande Ciccio Manzoli), la vela oceanica è cambiata parecchio e l'Italia è stata presa un po' in contropiede, risultando assente dai grande eventi come i giri del mondo in solitario (a tappe o senza scalo) e in equipaggio (la Volvo Ocean Race sempre più evento globale). Noi italiani della vela siamo belli, cool, abbronzati e vincenti nelle regatine di un giorno in location alla moda, però scompariamo quando c'è da attraversare un oceano tra iceberg e temporali. Questo è il clichè, al quale si adeguano anche i media, dando origine a un circuito perverso dal quale sembra difficile uscire. Ma dobbiamo provarci e ci proveremo con sempre maggior forza.

Ad aiutarci ecco la Ostar 2009, in corso in queste ore (i primi sono vicini all'arrivo), con ben 4 italiani (un paio messi ottimamente in classifica), che saranno più o meno cool e fashion, ma sanno usare i mezzi della moderna comunicazione e, soprattutto, vanno rispettati per il valore tecnico, marino, umano delle loro imprese (quella di arrivare al via della regata e quella di portarla a termine).

Qualche loro flash, come in un rapido montaggio.

Dal diario di Roberto Westerman, che gareggia su Spinning Wheel, un 40 piedi disegnato dall’architetto milanese Paolo Mascetti, ed è 3° in classifica: “Bella nottata quella appena trascorsa, con tutti i bordi piatti, la corrente la bonaccia e i transponder...spenti. Così all'alba ero sicuro di aver perso 40 o 50 miglia, non è stato così per fortuna. Quando all'alba ho capito che avevo perso qualcosa ma che non era una Caporetto mi sono fatto un risotto e sono andato a dormire un'ora, tanto miglio più miglio meno. Non ho ancora capito se è obbligatorio averli a bordo o tenerli accesi boh chiederò alla giuria, comunque è facile, quando manca una posizione è perché ...gatta ci cova.”

Scrive Luca Zoccoli da bordo dell'Open 35 Jenny 81, invelato dalla nuova One Sail di Andrea Fornaro, sul suo blog (gemello del nostro), 6° in classifica: “Ci sono dopo giorni di vento forte .. 19 nodi gps.... rotto praticamente tutto ... trasto randa, binario randa, terza mano, frullone e febbre per due giorni alla disperata ricerca di un difetto di connessione che la faceva cadere di continuo ci sono... quasi i ghiacci un po' stanco ma felice come un bambino e In Direzione Ostinata e Contraria...Hasta La Vittoria....”

E infine il giovane torinese Marco Nannini, 9° in classifica con il suo Sigma 36 (un monotipo superclassico della vela britannica), British Beagle, e che è anche attivo in una campagna di raccolta fondi per l'Institute of Cancer Research): “Tempo imperdibile oramai da ore, soprattutto se soffrite di reumatismi, umido, grigio, nebbiolina, pioggerellina, sede di una delle migliori cliniche svizzere per eutanasia. il vento gira e cala, man mano che cala stringo l'angolo per mantenere un buon vento apparente e buona velocita' se continua cosi' magari riesco a sfrancare i venti leggeri senza troppi danni alla posizione.”

Non scrive ma naviga, infine, Gianfranco Tortolani sull'Adventure 30 Open Città di Salerno.

Marco Nannini è anche l’autore del sorprendente video che vi proponiamo qua sotto: un giovanotto con le idee chiare, una grande passione per il mare da veleggiare, un perfetto inglese, una barca vecchiotta ma intramontabile. Della serie: la mitica Ostar si puo’ fare anche così, e la vela oceanica non si ferma a Soldini. Pensiamoci, e troviamo il modo tutti (anche la FIV, please) di aiutare tutti i Nannini-Westerman-Zoccoli-Tortolani che sono pronti in giro per l’Italia...

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