martedì 16 giugno 2009

6. L’Amministrazione, l’Organizzazione dell’attività agonistica (calendario), le Attività speciali (Altomare, Match Race), i Quadri Tecnici



Amministrazione
Uno dei misteri buffi del primo semestre della Nuova FIV. Voci, allarmi, quasi denunce, dal presidente in giù, per un non meglio identificato (o almeno spiegato) buco nel bilancio ereditato dalla precedente gestione. Non proprio una bazzecola, su cui fare due battute. E, per questo, più grave che non si siano forniti dettagli tecnici e numerici. Resta il fatto che il buon Francesco Ettorre, che dell’amministrazione era ed è rimasto il responsabile politico (e confermati sono anche i due terzi dei Revisori dei Conti di nomina FIV: come dire, se 'buco' c'è stato, squadra che “perde” non si cambia), evidentemente ha superato la fase di emergenza, giacchè oggi nessuno parla più di problemi finanziari. Anzi il CONI paga bene e qualcosa in più del passato. Stando ai fatti, l’ultimo bilancio FIV è quello approvato dall’assemblea del 13 dicembre, in attivo. Poi c’è il Bilancio 2008 che il nuovo Consiglio avrà dovuto approvare in primavera, del quale non si è avuta notizia. Inoltre, grazie a lunghi anni di gestione oculata, anche eventuali perdite sono state assorbite grazie alle riserve federali. Se un rosso c’è stato, in ogni caso, non di bilancio si tratta, ma di cassa. Ed è assai probabile che la ragione sia il pagamento dei premi per le medaglie olimpiche. Resta il mistero: perché tanto lamentarsi per dissesti mai ufficializzati? Forse per giustificare la politica dei tagli e del risparmio che si è adottata in questo “anno di prova”? Una cosa è certa: una maggiore chiarezza e la pubblicazione dei dati di bilancio, visto che si tratta di una Federazione sportiva per la quale è anche possibile versare il proprio 5 per mille, non guasterebbe affatto. E’ troppo sperarlo?

Organizzazione Attività Agonistica (calendario)
E’ iniziato con qualche frutto un primo serio lavoro di coordinamento e ottimizzazione del calendario per combattere la piaga del superaffollamento di regate ed eventi. Se son rose fioriranno, ma Angelo Insabato è un navigatore di lunghissimo corso e c’è da ben sperare. Da tenere d’occhio ci sono anche le due “regate FIV” per eccellenza: CICO e Primavela. Ormai mature, ricche di partecipazione, motivo di crescita della cultura organizzativa e consortile tra Circoli, riconosciute dai regatanti, attraenti per gli sponsor, le due creature rischiano di finire nel tritacarne della distruzione sistematica di tutto quanto appartiene al passato, in quanto tale. I CICO (al presidente non piace neanche il nome, e vabbè…) rischiano di più, perché puo’ passare la linea di ridare tutto alle classi e rifare 11 campionati separati. La Primavela cambierà profondamente in funzione delle novità che passeranno sulla vela Under 16. Un altro paio di cose sulle quali la FIV si troverà a partire da zero.



Attività Speciali (Altomare, Match Race)
Fabrizio Gagliardi sta lavorando alla nuova Normativa Altomare a stagione quasi conclusa, e anche se l’impianto base di “masserottiana” memoria era di quelli solidi, questo la dice lunga su quanto a cuore la Nuova FIV abbia il settore. Per di più non mancano i segnali di una precisa volontà della federvela di “sganciarsi” dall’Altura, sempre con il principio della delega, devolvendo tutto all’associazione di classe. Se così fosse, all’UVAI del 2009 riuscirebbe ciò che l’AICI di Violati e Coccia tentò senza successo di fare alla fine degli anni ’80, la secessione dell’Altura dalla FIV… Per Gagliardi, che è stato tra i più lesti e fattivi alleati di Croce in campagna elettorale, la situazione non è delle più rosee, peggiorata dalle voci che vogliono prossima la nomina di un professionista delle regate d’altura in funzione di interfaccia tra la FIV e l’UVAI. Ma l’ex presidente della IV Zona può consolarsi con la responsabilità di tutto il Settore Attività Speciali, che comprende il Match Race. Qui Walter Cavallucci continua a tessere la sua tela di relazioni nel mondo, e sembra vicino a un primo obiettivo non da poco, quello di rimborsare le trasferte internazionali agli equipaggi più meritevoli. A parte questo, però, il Match Race italiano sembra un po’ in surplace, eccezione fatta per le iniziative BMW-YCI e per Brindisi. Le Zone hanno difficoltà a far partire i campionati zonali di specialità, di giovani interessanti non ne escono molti, i campionati nazionali (Assoluti e Under) non sono riusciti a diventare “eventi”: insomma c’è da lavorare, più in casa che all’estero.



Quadri Tecnici
Si lavora, con qualche saliscendi, soprattutto sull’ennesima riforma della formazione Istruttori. C’è fermento dalle Zone, soprattutto sul tema della titolarità della formazione Istruttori. In sintesi: le Zone vorrebbero fare da sole, mentre la FIV vorrebbe sovrintendere e fornire standard tecnici e umani. La partita non è chiusa, ne riparleremo. Intanto però il grande lavoro degli anni passati sul Maestro di Vela e sulle collaborazioni con le scuole vela private, è parcheggiato inutilmente su una strada chiusa. Sandro Gherarducci, che dall’entusiasmo delle prime ore al seguito del nuovo corso federale è passato a dover subire qualche inattesa stoppata, comunque ha la possibilità in questo settore di far valere la sua esperienza e anche una certa tenacia. Non deve mollare perché l’argomento è di quelli che hanno un impatto significativo sulla vita federale e sul futuro dell’organizzazione.

(6/segue – Prossimo capitolo: 7/Promozione Immagine e Comunicazione)

lunedì 15 giugno 2009

Grazie Paolo (allora la FIV esiste)



Ho ricevuto (abbiamo ricevuto tutti) un bellissimo commento in tre parti dal DT azzurro Paolo Ghione, al post sulla vela giovanile dell'11 giugno. Vi invito a leggerlo con attenzione (potete trovarlo cliccando qui).
E' una bella lettera appassionata e soprattutto è la prima e più completa spiegazione nei dettagli filosofici del tanto chiacchierato Piano Under 16 della FIV. Con Paolo ci conosciamo e abbiamo condiviso avventure da talmente tanto tempo da capire le rispettive forzature. Per me è un onore ricevere il suo commento e ancor più sentire che segue costantemente questo "diario" che ho iniziato proprio per tenermi legato alla FIV dopo 15 anni di servizio (avete presente un salvagente di quelli che si gettano dal pulpito al naufrago?). Finalmente dunque qualcuno ci spiega meglio. Paolo dice che il progetto è condiviso a livello periferico, a me non è sembrato: il mio "radar" finora ha registrato prevalentemente non conoscenza assoluta, o scarsa conoscenza o disaccordo da parte di circoli e tecnici. Meglio così, comunque. Meglio sapere che un guru della vela giovanile non solo italiana come Marcello Turchi è non solo "informato dei fatti" ma compartecipe. Questo tranquillizza, Paolo, aiuta. Aiuta a "sperare" come fai tu alla fine imitando quasi i "sogni" condivisibili di Martin Luther King...

Non è del tutto vero, come mi bacchetta Paolo, che in 15 anni non ho mai citato gli Istruttori dei circoli. Quando ho potuto l'ho fatto e naturalmente nel rispetto delle gerarchie e degli spazi federali che avevo. Non ridicolizzo affatto la "multilateralità", ci mancherebbe: una delle parole chiave della moderna Scienza dello Sport. Anzi ti dirò che mi sono documentato, oggi ne so molto di più, ci sono cose interessanti...fatta salva sempre la "flessibilità", della quale resterò un cultore. Ottimo sapere che non "copiamo" metodi stranieri, spero anche che aggiungeremo la volontà di applicare ciò che osserviamo alle peculiarità (fisiche e psichiche) dei nostri ragazzi e futuri atleti. Splendido sapere che non lasciamo per strada tutto quello che temevo nel mio post, e anzi che il DT in persona (lo dico con rispetto vero) cita quei punti a,b,c,d,e dai quali partire e con le scuole vela e gli istruttori. Respiriamo, la FIV esiste ancora.

Ma resta il fatto che il difetto macroscopicamente più evidente di quella che io continuo a chiamare la Nuova FIV è nella COMUNICAZIONE. La vicenda di questo progetto Under 16 ne è un paradigma. In periferia e sui media se ne sa poco o nulla. Esattamente come un piano di preparazione sportiva, un piano comunicazione ha i suoi timing e le sue tecniche per raggiungere certi risultati. Credo che converrai con me, caro Paolo, che non sia proprio di una federazione "normale" il fatto che l'analisi più approfondita sull'argomento venga fatta in questo piccolo blog, grazie all'intervento diretto del Direttore Tecnico della vela azzurra. Per intervistarti, e tu lo sai, ci saranno tante occasioni. Intanto spero che la discussione prosegua e si allarghi, sempre PRIMA che il processo deliberativo giunga agli organi federali, perchè come tutti sappiamo e come ripeto, sul futuro non possiamo sbagliare. Grazie e buon lavoro, io sono sempre con voi.

G&G (&G) sul tetto d'Europa (leggere le istruzioni)



Giulia Conti e Giovanna Micol campionesse d'Europa 470 in Austria. Brave, bravissime, toste. Non certo una novità, ma un titolo europeo è un titolo, e loro per prime, reduci da una striscia sensazionale di 18 mesi fino alle Olimpiadi di Qingdao 2008, sempre al comando della Ranking List mondiale, sanno capire bene il valore di una vittoria continentale. E' l'anno post-olimpico e la partecipazione non è la più agguerrita che si possa immaginare, ma Giulia&Giovanna, le nostre imprendibili G&G, c'erano e non hanno ammesso neanche un naso di una rivale davanti alla loro prua dal primo all'ultimo giorno. Brave e campionesse, che non è proprio la stessa cosa, e loro lo sanno.

Giulia è di Roma, classe 1985, e - ahiahi, multilateralisti dell'ultima ora - ha mosso in primi passetti velici sull'Optimist. Di più (e di peggio, per gli estensori dei rivoluzionari Piani Under 16 della Nuova FIV) con l'Optimist ha vinto due titoli nazionali, un titolo Europeo e un 2° sempre all'Europeo. Siamo negli anni 1998-1999, c'è la prima Luna Rossa che scalpita, e questa bambina dagli occhi vispi e i ricci indipendenti si fa beffe di tanti maschietti bolinando e planando come baciata dal talento. Quella classe e quella voglia del 1998 in Optimist, è oggi dentro al titolo Europeo della classe olimpica 470. Magari c'è chi dirà che è un altro titolo arrivato "fuori" dalla FIV. Ma G&G&G (c'è dentro pure Guglielmo Vatteroni, il tecnico carrarino che ci mette sempre lo zampino) sanno come stanno le cose. Semmai, DT attenzione, c'è da gestire qualche problemino con le neo-campionesse europee, sulla lunga strada per Weymouth 2012: resteranno insieme? Giulia si convincerà ad altri 3 anni e mezzo di 470? Le sirene del Match Race si faranno assordanti? I programmi e soprattutto le risorse federali per due atlete del genere saranno sufficienti a dare la massima spinta necessaria a puntare a quella medaglia che è così chiaramente possibile? Sembra facile, ma non crediate. E sono cosine che non si risolvono (solo) con le normative, le regole, le severità. Ci vuole sempre quel giusto grado di flessibilità. Buon lavoro a tutti, con questo materiale (anche Made in Optimist) c'è sempre da divertirsi.

Gabrio Zandonà e Edoardo Mancinelli Scotti, partiti malissimo, all'Europeo sono comunque saliti sul podio, al terzo posto. Gabrio non lo scopriamo oggi e vedere uno della sua esperienza giocarsi le carte di una carriera luminosa assieme a un giovanotto di belle speranze come il concittadino Edoardo Mancinelli Scotti, provoca il piacere di quell'emozione che sa darti lo sport. Non vi sto a dire che entrambi questi ragazzi, dalla classe velica innata e dal carattere diverso ma "romano", hanno avviato la loro vita sportiva nella vela su un Optimist delle scuole vela FIV (Gabrio a Ostia con Mario Siano, Edoardo ad Anzio con Alessio Picciotti), proseguendo poi nelle squadre agonistiche giovanili dei club. Assatanati, presidente? Forse. Ma intanto oggi sono il nostro patrimonio di punta. E il poco-più-che baby Fabio Zeni (a sua volta ottimo 8° all'europeo con Nicola Pitanti), il primo ricambio possibile in vista del 2016, sul suo Optimist gardesano ci ha messo le radici solide di un futuro azzurro che farà ricchi tutti noi.

E adesso gustatevi questa immagine (sotto): tutta la potenza della vela e la grinta di G&G, al Mondiale di Cascais 2007, sul campo in oceano in un giorno con 25 nodi di vento che fa decollare (letteralmente) il loro 470. Noi siamo a bordo con loro, l'avete capito o no?)



PS-Proprio perchè loro, gli atleti, e le loro imprese quando decollano verso titoli importanti, sono la nostra spinta principale, mi pare passata un po' sottotono la comunicazione di questo europeo. E' il primo titolo d'Europa del nuovo presidente Carlo Croce (che a gennaio con Laura Linares aveva vinto il suo primo mondiale sia pure giovanile), a poche settimane dai Giochi del Mediterraneo, ed è anche il primo titolo continentale della classe vinto da una azzurra. Facciamo i timidi? E a proposito: Fabio Zeni e Nicola Pitanti sono 8° all'Europeo (un giapponese e un australiano davanti), per la stessa ragione del bronzo di Gabrio e Edoardo.

sabato 13 giugno 2009

Alinghi vuol mettere paura



Sul sito di Alinghi nella sezione media una prima ricostruzione grafica del nuovo multiscafo che sarà varato nelle prossime settimane (a luglio allenamenti nel lago di Ginevra), confrontato con un Classe Coppa America ultima generazione (Valencia 2007), e con un catamarano Decision 35, cat monotipo dei laghi sul quale i velisti di Alinghi si allenano da mesi.

Si capisce: 1) che il mega multiscafo defender della 33ma Coppa sarà un catamarano (contro il trimarano di Oracle), e 2) che Alinghi tiene sotto pressione San Francisco e la comunità della coppa offrendo pillole sul suo nuovo mostro. In ballo c'è ancora (data e location a parte...) la possibilità che la prossima edizione sia aperta a più sfidanti, o resti un fatto a due tra Oracle e Alinghi.

venerdì 12 giugno 2009

Guarda come dondolo



Seconda giornata del campionato nazionale Melges 24 a Cagliari (Foto Pierrick Contin/Melges 24). L'accoppiata si materializza ancora una volta: Sardegna+Melges 24, ovvero spettacolo e divertimento alla vela pura. Bravi e beati. Ah, farlo sapere un po' più in giro, quanto è goduriosa la vela...

I primi dieci dopo 6 prove (si vedono gli olimpici in giro, eh?)

1 SUI 782 BLUE MOON
Flavio Favini, non corinthian 10,0 1 4 2 (bfd) 1 2
2 ITA 715 UKA UKA
Lorenzo Bressani, non corinthian 11,0 2 1 (9) 4 3 1
3 ITA 778 ALL IN
Pietro Sibello, non corinthian 19,0 4 6 6 1 2 (bfd)
4 ITA 765 FANTASTICA
Nicola Celon, non corinthian 19,0 3 2 (8) 6 4 4
5 ITA 716 SAETTA
Carlo Fracassoli, non corinthian 23,0 5 (10) 3 3 7 5
6 ITA 722 ALINA
Luca Valerio, non corinthian 24,0 (9) 5 1 2 9 7
7 ITA 683 BILLO BACCANI
Furio Patrizio Monaco, non corinthian 30,0 10 7 (11) 5 5 3
8 ITA 701 BLUE
Dodo Gorla, non corinthian 36,0 (15) 3 5 8 10 10
9 ITA 735 ALTEA
Andrea Racchelli, non corinthian 46,0 6 13 4 10 13 (14)
10 ITA 664 MAIDOLLIS
Giovanni Pizzatti, non corinthian 48,0 7 12 10 (17) 11 8

giovedì 11 giugno 2009

Beppe! Velista, maestro, giornalista, personaggio unico



E’ MORTO BEPPE BARNAO: LA VELA E IL GIORNALISMO PERDONO UNA FETTA DI STORIA

Beppe Barnao è morto oggi a Genova a 84 anni, a seguito di un ictus. Il mondo della vela e del giornalismo sportivo perdono con lui una grande fetta della loro storia e un personaggio unico e indimenticabile. Nato nel 1925, Beppe si avvicinò presto allo sport della vela che divenne la sua scelta di vita. Dalle classi Jole ed “S” nel borgo dei pescatori di Priaruggia, passò alle regate con la classe Snipe, barca con la quale conquistò un campionato universitario scoprendo il gusto di vincere. La classe della sua maturità velica, quella con la quale vinse un titolo europeo e sfiorò le Olimpiadi, è il Flying Dutchman. Dapprima come prodiere di Vittorio Porta: insieme vinsero il Campionato Europeo del 1956, con l’aneddoto dell’ultima poppa, quando ruppero la drizza dello spi mentre erano in testa con vento leggero, e tutta la flotta che li seguiva non issò lo spinnaker, ritenendo che si trattasse di una tecnica innovativa dei fortissimi italiani. Quindi il cambio di timoniere e la scelta di andare a prua di Mario Capio, uno dei campioni dell’epoca, che gli valse l’esilio da Priaruggia come “traditore” della sua Quarto (Capio era di Nervi), ma anche numerosi piazzamenti ai vertici mondiali e un paio di titoli italiani. Beppe “sbarcò” proprio alla vigilia dei Giochi di Roma del 1960, a suo posto Tullio Pizzorno.

L’Olimpiade però era destinata a entrare nella sua vita. Negli anni dell’attività sportiva, Beppe – laureato in Lettere e Lingue, e maestro di scuola – avviò e approfondì quella che divenne la sua professione giornalistica, esercitata con una capacità, una passione e un calore che fecero di lui un maestro e un autentico personaggio. Venne assunto al Secolo XIX diretto da Piero Ottone, dove diventò una colonna di tutti gli sport, a partire dal calcio, ma restando sempre straordinariamente “votato” alla sua vela. Un ruolo che negli anni lo ha trasformato, negli occhi e nel cuore di tanti colleghi più giovani, in un antesignano della promozione velica sui media. Le Olimpiadi di Roma 1960 furono il suo primo impegno da inviato (e potete immaginare con quale attenzione seguì le imprese veliche del suo ex timoniere Mario Capio, 12°, poi destinato a diventare Allenatore della Federazione Italiana Vela). Ma Roma 1960 fu solo il primo mattone sul quale Beppe Barnao ha costruito quasi un record di partecipazioni olimpiche: tra Tokio 1964, Mexico 1968, Monaco 1972, Montreal 1976, Mosca 1980, Los Angeles 1984, Seul 1988, Barcellona 1992, Atlanta 1996 e Sydney 2000, fu presente a ben 9 edizioni raccontate “da dentro” con la solita vivacità e immediatezza. Le stesse che metteva nei suoi servizi per le riviste specializzate.

Da giornalista sportivo ha vissuto gli anni della crescita economica e delle novità tecnologiche, sempre in prima fila e da protagonista. Fu tra i volti della televisione privata di Genova del Secolo XIX (TVS), con uno stile talmente personale che ancora oggi su YouTube impazzano i video delle sue interviste e delle sue gaffe, sempre sul filo della simpatia contagiosa. Poi iniziò a collaborare con La Sicilia del direttore Candido Cannavò: un incontro che gli aprì le porte della Gazzetta dello Sport, per la quale Beppe è stato fino agli ultimi giorni il corrispondente più costante e presente dal mondo della vela, e molto di più.

Beppe considerava i suoi due maestri proprio Piero Ottone e Candido Cannavò. Col primo (“il capo”) condivise anche la travolgente passione per la vela, soprattutto in lunghe crociere estive tra zingarate e navigazioni, e qualche esperienza in regata nella quale coinvolgeva anche i figli giovanissimi. Con Cannavò ha avuto un rapporto intenso e di grande stima. Barnao è stata la firma italiana più seguita del mondo della vela, negli anni del boom, a partire dalla prima sfida di Coppa America con Azzurra nel 1983, per seguire con Il Moro di Venezia nel 1992, Luna Rossa nel 2000 e così via: sempre presente alle massime regate, dall’America’s Cup ai giri del mondo, alle imprese dei navigatori oceanici. Da penna fertile, ma anche da sportivo e velista. Conoscitore, entusiasta, puntuale e creativo.

La sua storia di velista e giornalista lo ha tenuto sempre molto vicino agli ambienti della Federvela, a contatto e in amicizia con i grandi dirigenti, i tecnici, gli atleti, trattato sempre da compagno di strada, collega, amico. Un rapporto che ha ricambiato senza perdere mai di vista l’essenza della professione giornalistica, l’amore per i fatti e per la verità. Nel 2007, per festeggiare gli 80 anni della federazione, la FIV creò i nuovi ed esclusivi premi FIV Awards, che nella prima edizione furono assegnati a 11 personaggi del mondo della vela degli ultimi 10 anni, scelti da una speciale commissione guidata dal presidente onorario Carlo Rolandi. Il premio quale “Miglior Giornalista – Memorial Bruno Ziravello”, andò a lui, il grande e inimitabile Beppe Barnao, che regalò alla platea la più bella e spontanea delle performance, lacrime di commozione.

Beppe Barnao lascia la moglie Giuliana e i figli Elisabetta e Gian Bartolo (“Gimba”), entrambi ottimi velisti e sportivi, i quali gli hanno regalato tre splendidi nipotini con i quali è rinato: Ottavio (6 anni), Margherita (3) e Nicole (2 e mezzo).

I funerali di Beppe Barnao si svolgeranno sabato alle ore 11:45, nella chiesa di San Giuseppe a Quarto, Genova.


(Nella foto sopra (F.Colivicchi), Beppe in sala stampa ai giochi di Sydney 2000, dove faceva "colazione" con biscotti e caffellatte)

E ORA SCUSATE SE MI SFOGO UN PO'
Beppe, quando c'era qualcosa a che fare con la vela, Grande o Piccola che fosse, l'ho visto sempre in giro, l'ho sentito spesso, l'ho letto, l'ho citato, ci ho ricamato su. Lui è il monumento, il paradigma dell'accoppiata velista-giornalista che poi ha fatto epigoni, imitatori, discepoli. Beppe dava anima e (soprattutto) corpo alle passioni per il vento e la penna. Proprio penna, o addirittura matita: quando non ha potuto più portarsi appresso la metallica Olivetti, ha continuato imperterrito, nelle sale stampa hi-tech e wi-fi di mezzo mondo, a scrivere sul suo foglietto, telefonare ai dimafoni (dio solo sa come li trovasse ancora) e dettare il pezzo, da 1 a 100 righe che fosse, senza fiato, rauco e rotolante di erre sconquassate, con le ripetizioni e lo spelling che erano una poesia ("PalermoEmpolidoppioLivornoAnconaSavonaComoHotelImolaEmpoliRoma": era Pellaschier), non ne mancava uno neanche sotto tortura. Quando dettava Beppe la sala si fermava e tu semplicemente ascoltavi quella musica che era storia, sale e sudore condensati. Poi, finito, programmava le proverbiali mangiate. Beppe non sa neanche lui quanto ha insegnato a tanti, a tutti. La Vela sui Media chi l'ha portata? A Sydney abitò con noi, dell'ufficio stampa federale. Arrivò già malandato e si prese pure un febbrone che lo lasciò a letto per un po', ci vedevamo la sera quando gli preparavamo la cena e poi l'aspirina e la colazione del mattino dopo. Ma ha fatto in tempo a vivere l'oro della Sensini. Tra le lezioni che ci lascia Beppe: la semplicità, l'umiltà, l'indipendenza da tutto e da tutti (che per uno così bravo e sapiente oggi è materia rarissima). E, con esse, la pretesa, la conquista, la vittoria di esserci stato, presente e barcollante, fino alla fine. Testimone felice e specchio riflettente di una bella fetta, gli 84 anni più belli della sua vita. Salutaci anche Paolo.
FC

5. La Vela Giovanile (zitti zitti, piano piano)



Il progetto Youth o Under-16 o come volete chiamarlo, è uno dei più grandi (possibili) cambiamenti in atto, eppure se ne è parlato solo attraverso questo minuscolo blog. Questo è, da solo, un allarmante indizio di come la Nuova FIV gestisce i cambiamenti, veri o presunti, reali o di facciata. C’è in ballo una fetta consistente del futuro di tutti noi, dello sport e della disciplina che amiamo e che per molti è anche una scelta professionale, eppure una riforma del genere viene pensata in qualche stanza, elaborata in vertici ristretti e offerta precotta in pasto al “volgo”. Abbiamo già detto molto (vedere post precedenti sul tema) su quanto si prevede: meno agonismo giovanile nella classe Optimist considerato esasperato, taglio delle risorse dalle attività agonistiche giovanili, rinnovamento dell’approccio didattico con la multilateralità e più classi (non solo Optimst), “disimpegno” tecnico FIV (e il grosso dell’impegno e della responsabilità che passa alle Zone con i Centri Federali) per l’attività Under 16, risorse economiche spostate dall’attività giovanile internazionale (che sparisce, almeno per quanto riguarda la FIV), all’attività giovanile nazionale (da definire)…

La task force che sta preparando le bozze finali del piano, scritto dalla consigliera Anna Bacchiega (la quale sarà anche team leader al Mondiale ISAF Youth 2009, a Buzios in Brasile dal 9 al 18 luglio) è in procinto di presentare il suo lavoro (ultimo incontro a Cesenatico). Il presidente lo definisce un piano per “aiutare i circoli con i ragazzini”, che sono troppo “assatanati” da giovanissimi. Viene da chiedersi, visto che ai Circoli è destinata questa nuova Normativa Under 16, perché non sia stata condotta una approfondita analisi e ascoltati i Circoli, anziché seguire astruse statistiche e “metodi” dei paesi lontani. Dopo tanti anni di lavoro sulla promozione e sui giovani, dai tempi dei Corsi Olimpia alla formazione degli Istruttori, fino ai tempi recenti che hanno creato in Italia uno dei settori più in salute al confronto con altri paesi nel mondo, il progetto U16 della Nuova FIV rischia di farci arretrare, anche perché Classi e Circoli, in larga misura, non hanno la forza per supportare i cambiamenti all’orizzonte. E senza dimenticare che, proprio in questi giorni, le scuole vela federali aprono la stagione mettendo in acqua migliaia di ragazzini: buon lavoro, buon vento e buon futuro a tutti, maestri e allievi.

ATTACCO ALL'OPTIMIST?
Anche se il progetto ha un respiro più ampio (e si spera che possa ulteriormente arricchirsi dal dibattito auspicato), è evidente che esso contiene una forte analisi critica nei confronti della “barca” (più che della classe) Optimist, che di conseguenza punta a ridimensionare fortemente. Non è questa l’occasione per fare difese di barche o classi, e del resto il piccolo-grande fenomeno Optimist si difende ottimamente da solo, nei numeri e nei fatti. Però solo un paio di piccole cose: l’85% dei velisti medagliati alle Olimpiadi Pechino (Qingdao) 2008 ha iniziato la vela sull’Optimist. E' un dato in aumento, considerando che ad Atene 2004 fu pari al 74%, e a Sydney al 50%, e questo vorrà dire qualcosa. Agli ultimi Giochi Olimpici di Pechino, e questo dato è a sua volta interessante, il 63% di tutti i partecipanti ha iniziato sull’Optimist. Infine, tra i velisti olimpici (famosi, medagliati o solo decoubertinianamente partecipi ai Giochi) è facile individuare quelli che hanno partecipato a campionati mondiali o continentali Optimist, e tra essi (udite-udite!) non mancano certo gli anglosassoni, tanto per dirne un paio da urlo, Ben Ainslie (GBR) e Iain Percy (GBR). Per non citare altre superstar come Robert Scheidt (BRA), Fredrik Loof (SWE), Zach Riley (USA), Guillame Florent (FRA) e persino Xu Lija (CHN) la cinese bronzo nel Laser Radial. In Italia sono un prodotto Optimist i Sibello, Gabrio Zandonà, Giulia Conti. Però come ho detto non è questa la sede per una difesa d’ufficio dell’Optimist. Chi vuole puo’ approfondire le statistiche delle ultime Olimpiadi a questi link: Sydney 2000, Atene 2004, Pechino 2008.



COSA CI DIMENTICHIAMO PER STRADA?
Ma c’è un altro segnale importante da non sottovalutare. La Grande Riforma della Vela Giovanile ha una sua chiara e ben delimitata “ragion d’essere”: il suo scopo dichiarato è quello di creare i presupposti per perdere meno giovani possibile nel passaggio di classe e di età, e di ampliare e qualificare la base dalla quale operare il reclutamento degli equipaggi per le future classi olimpiche. Il Piano Youth è solo un anello della filiera “olimpica”. Ora, poiché i giovani e i neofiti in genere sono anche persone appassionate che entrano in un mondo speciale, quello dello sport e della vela, della nautica, e solo una sparuta minoranza di essi potrà anche solo ambire di arrivare ai Giochi Olimpici, l’obiettivo del disegno mette a nudo quella che appare sempre più una “linea di indirizzo” politico-strategica della Nuova FIV, una “strada del presidente”: la FIV impegnata solo sullo sport, sull’agonismo, e meglio ancora se di vertice, come le Olimpiadi. Per tutto il resto, sorry ma non abbiamo nè tempo né risorse. Peccato che “tutto il resto” comprenda anche, e soprattutto:

a) PROMOZIONE della vela e della cultura del mare (o su quella vogliamo davvero lasciare l’esclusiva alla LNI-vedere i contorni del protocollo d’intesa a questo link) con il suo “motore” diretto: la COMUNICAZIONE, le iniziative verso i giovani e il mondo scolastico come VELASCUOLA;

b) SCUOLA VELA e dintorni (450 scuole dei Circoli, 30.000 allievi, 2000 tra Istruttori e addetti: la FIV è la più grande “industria” formativa e promozionale sulla vela in Italia, vogliamo fargli perdere questo status?);



c) FORMAZIONE DIDATTICA E TECNICA (gli stessi Istruttori dovranno diventare Allenatori e Tecnici delle Classi Olimpiche, o aspettiamo che lo diventino gli atleti?);

d) il coordinamento e il rapporto fiduciario e gerarchico dell’ATTIVITA’ DELLE CLASSI (e anche delle famiglie, che nella Vela Giovanile sono una componente importante: se la FIV si disimpegna, il rischio è che per tenere il passo Classi e famiglie si organizzino per fare da sole, magari finendo fra le braccia di altri Enti o Organizzazioni);

e) la fornitura di tutela e servizi a TUTTI I CIRCOLI AFFILIATI (il nuovo sistema favorirà il passaggio dei giovani dai circoli con meno possibilità a quelli più forti e ricchi, gli unici che potranno garantirgli allenatori, trasferte, pulmino…).

Speriamo di sbagliarci, speriamo di leggere un progetto che sia solo un brogliaccio e che venga sottoposto (tanto per fare un esempio) a quegli Allenatori e Tecnici federali che da oltre dieci anni seguono proprio la Vela Giovanile. Speriamo che siano fugati e dissolti i dubbi di scelte riduttive (solo sport agonistico e olimpico, niente promozione e diffusione della vela), selettive (a favore delle strutture più ricche) e centralistiche (con la riduzione delle Zone e l’accorpamento in 4-5 “macro-aree” che potrebbe avere una prima attuazione concreta proprio nell’individuazione dei Centri Federali). Speriamo…

Speriamo infine che sia chiaro che questi dubbi non si traducono in tradizionalismo, immobilismo, fedeltà pigra al passato: tutti vogliamo cambiare, crescere e progredire. Anche e soprattutto sulla Vela Giovanile. Per questa ragione c’è solo da augurarsi (o illudersi?) che si apra una effettiva discussione in tutta la FIV, PRIMA del varo della nuova normativa. Sui giovani (il futuro) non si può sbagliare.



(5/ segue – Prossimo capitolo: 6/L’Amministrazione, l’Organizzazione dell’attività agonistica (calendario), le Attività speciali (Altomare, Match Race), i Quadri Tecnici)

mercoledì 10 giugno 2009

QUEI DIMENTICATI DELLA OSTAR...


(Nella foto, come piccoli spermatozoi le barche della Ostar fissate sullo schermo dopo due settimane di regata)

Una volta la Ostar, la più antica regata oceanica, era un evento mitico al quale partecipavano velisti mitici, e sporadicamente qualche italiano ancor più mitico. Poi le regate oceaniche si sono moltiplicate, la Ostar ha cambiato varie volte nome ed è stata persino vinta da un italiano (il grande Ciccio Manzoli), la vela oceanica è cambiata parecchio e l'Italia è stata presa un po' in contropiede, risultando assente dai grande eventi come i giri del mondo in solitario (a tappe o senza scalo) e in equipaggio (la Volvo Ocean Race sempre più evento globale). Noi italiani della vela siamo belli, cool, abbronzati e vincenti nelle regatine di un giorno in location alla moda, però scompariamo quando c'è da attraversare un oceano tra iceberg e temporali. Questo è il clichè, al quale si adeguano anche i media, dando origine a un circuito perverso dal quale sembra difficile uscire. Ma dobbiamo provarci e ci proveremo con sempre maggior forza.

Ad aiutarci ecco la Ostar 2009, in corso in queste ore (i primi sono vicini all'arrivo), con ben 4 italiani (un paio messi ottimamente in classifica), che saranno più o meno cool e fashion, ma sanno usare i mezzi della moderna comunicazione e, soprattutto, vanno rispettati per il valore tecnico, marino, umano delle loro imprese (quella di arrivare al via della regata e quella di portarla a termine).

Qualche loro flash, come in un rapido montaggio.

Dal diario di Roberto Westerman, che gareggia su Spinning Wheel, un 40 piedi disegnato dall’architetto milanese Paolo Mascetti, ed è 3° in classifica: “Bella nottata quella appena trascorsa, con tutti i bordi piatti, la corrente la bonaccia e i transponder...spenti. Così all'alba ero sicuro di aver perso 40 o 50 miglia, non è stato così per fortuna. Quando all'alba ho capito che avevo perso qualcosa ma che non era una Caporetto mi sono fatto un risotto e sono andato a dormire un'ora, tanto miglio più miglio meno. Non ho ancora capito se è obbligatorio averli a bordo o tenerli accesi boh chiederò alla giuria, comunque è facile, quando manca una posizione è perché ...gatta ci cova.”

Scrive Luca Zoccoli da bordo dell'Open 35 Jenny 81, invelato dalla nuova One Sail di Andrea Fornaro, sul suo blog (gemello del nostro), 6° in classifica: “Ci sono dopo giorni di vento forte .. 19 nodi gps.... rotto praticamente tutto ... trasto randa, binario randa, terza mano, frullone e febbre per due giorni alla disperata ricerca di un difetto di connessione che la faceva cadere di continuo ci sono... quasi i ghiacci un po' stanco ma felice come un bambino e In Direzione Ostinata e Contraria...Hasta La Vittoria....”

E infine il giovane torinese Marco Nannini, 9° in classifica con il suo Sigma 36 (un monotipo superclassico della vela britannica), British Beagle, e che è anche attivo in una campagna di raccolta fondi per l'Institute of Cancer Research): “Tempo imperdibile oramai da ore, soprattutto se soffrite di reumatismi, umido, grigio, nebbiolina, pioggerellina, sede di una delle migliori cliniche svizzere per eutanasia. il vento gira e cala, man mano che cala stringo l'angolo per mantenere un buon vento apparente e buona velocita' se continua cosi' magari riesco a sfrancare i venti leggeri senza troppi danni alla posizione.”

Non scrive ma naviga, infine, Gianfranco Tortolani sull'Adventure 30 Open Città di Salerno.

Marco Nannini è anche l’autore del sorprendente video che vi proponiamo qua sotto: un giovanotto con le idee chiare, una grande passione per il mare da veleggiare, un perfetto inglese, una barca vecchiotta ma intramontabile. Della serie: la mitica Ostar si puo’ fare anche così, e la vela oceanica non si ferma a Soldini. Pensiamoci, e troviamo il modo tutti (anche la FIV, please) di aiutare tutti i Nannini-Westerman-Zoccoli-Tortolani che sono pronti in giro per l’Italia...

lunedì 8 giugno 2009

4. La Preparazione Olimpica



Che la preparazione della squadra azzurra della vela ai Giochi Olimpici sia il “core business” dell’attività federale, anche per le sue conseguenze significative verso l’esterno e nei confronti del CONI, principale riferimento politico-finanziario della federazione, è fuori di dubbio. La preparazione olimpica è stata storicamente il “terreno” di azione diretta del presidente federale: è stato così nel ventennio di Gaibisso, ed è così anche per Carlo Croce. Con una differenza, che va ricordata anche se non enfatizzata: Sergio Gaibisso ben prima di diventare presidente FIV si era sempre occupato di Olimpiadi, iniziando su incarico di Beppe Croce e approfondendo la “specializzazione” fino a farne una sorta di scelta di vita. La gestione della preparazione olimpica in quasi 30 anni da parte di Gaibisso è costellata di episodi che ne evidenziano i contorni molto “personali”. Solo per restare all’ultimo quindicennio, basterà ricordare un paio di casi: 1) come Gaibisso andò a convincere la diciottenne Alessandra Sensini (ormai votata al circuito professionale, edonistico e finanziariamente allettante) del windsurf, a scegliere la tavola olimpica; come il rapporto tra i due si sia approfondito fino stabilire una sorta di “parentela” sportiva e umana (lo dimostrano il recente appoggio dell’ex presidente alla candidatura politica della Sensini, e soprattutto l’idea della vicepresidenza federale, suggerita a Croce). 2) Come Gaibisso ha gestito la storia “italiana” dell’oriundo laserista Diego Romero. Due vicende che – forse non a caso – hanno portato in dote il risultato olimpico. Di casi del genere ve ne sono molti altri (su tutti l’ingaggio del mitico Valentin Mankin, voluto anche per aiutare la sua famiglia dopo il disastro di Chernobyl), non necessariamente a lieto fine come i due ricordati ma sempre a evidenziare l’approccio personale gaibissiano all’Olimpiade, considerato che nel 1976 (Montreal-Kingston), 1980 (Mosca-Tallin), 1984 (Los Angeles-Long Beach) e 1988 (Seul-Pusan), sotto le presidenze Beppe Croce e Carlo Rolandi, Gaibisso è stato Capo gruppo della spedizione olimpica, e in seguito dal 1989 è diventato presidente federale.


(Kingston, Olimpiadi di Montreal 1976: il capo gruppo Sergio Gaibisso e la squadra, nella quale si riconosce Carlo Croce: avete capito chi è? Scrivetecelo con un commento a questo post... - Dal sito FIV Speciale 80 anni FIV - clicca per ingrandire)

E Carlo Croce? La sua storia è da atleta olimpico: lo è stato due volte (1972: Monaco-Kiel, e 1976 Montreal-Kinsgton), nel secondo caso con Gaibisso capo gruppo, e spesso in concorrenza per la selezione con Carlo Massone (che lo precedette alle Olimpiadi del 1968 Maxico-Acapulco). Poi le sue scelte sono state altre, nella vita e nella dirigenza sportiva e velica. Oggi raccoglie un’eredità che viene da lontano, una storia lunga di uomini (dirigenti, atleti e tecnici) e mezzi, di progresso e di crescita collettiva. Di sconfitte e successi, che insieme portano a un quadro finale della “vela italiana alle Olimpiadi”, non solo basato sulla storia e sul medagliere, che pone il nostro paese tra i 6-7 leader nel mondo. Cosa succede e cosa succederà alla preparazione olimpica della Nuova FIV?

I primi segnali, messi in luce dalla presentazione del 15 marzo a Ostia, ci propongono il più eclatante esempio di “marketing del cambiamento” (o cambiamento di facciata, non reale): presentata come grande novità la preparazione olimpica verso Londra 2012 è la fotocopia di quella che ha portato (bene) a Pechino 2008, sia negli uomini che nei programmi. Essendo materia del Presidente, un filo di sudore freddo scorre sulla schiena: di sicuro Croce ha delegato, ha dato pieno mandato ai suoi Direttori Tecnici (due uomini dell’era Gaibisso), ma le sue scelte sono improntate all’attendismo: contratti di un anno, atleti sotto osservazione, risorse diminuite (a cominciare dall’azzeramento dei premi, che forse torneranno nel 2010). Non crediamo possa esserci qualche frutto dei consigli dei “saggi” del neo-presidente, anche considerando che due su tre di essi non hanno mai partecipato alle Olimpiadi, mentre il terzo, Enrico Chieffi, è stato olimpico due volte, senza medaglie ma è l’unico italiano nella storia ad aver vinto due Mondiali su diverse classi olimpiche (470 nel 1986 e Star nel 1996). Piuttosto l’impressione generale è quella di una eccessiva rigidità, concepita visceralmente come risposta alle gestioni precedenti etichettate come poco trasparenti e prive di fair-play. Come su altri temi (vedremo il caso della Vela Under 16) non si sfugge alla sensazione che la Nuova FIV sia incline a distillare “dogmi” e precetti preconfezionati, piuttosto che a costruire progetti basati sul dialogo con tutte le parti interessate. Il risultato è qualche nervosismo di troppo anche con alcuni atleti di vertice, tra quelli per intenderci sui quali fare sicuro affidamento per Weymouth. Senza considerare che anche qui la trasparenza lascia a desiderare: brucia ancora il gesto inelegante di portare il piano della preparazione olimpica alla delibera del Consiglio Federale solo il giorno prima della conferenza stampa fissata da 20 giorni. Non si addice a chi non voleva un Consiglio “bulgaro”.

In conclusione, dopo 200 giorni la preparazione olimpica della Nuova FIV è un cantiere aperto, dove i lavori sono “molto” in corso. Facile immaginare che questa temporaneità e precarietà, almeno nel primo anno del quadriennio, non giovi a molti atleti, e ancor più ovvio che disturbi molti tecnici, oggi pagati a giornata e con prospettiva annuale. Anche sul “core business” FIV si è deciso di calare il jolly dell’”anno di prova”, con un carico di rischi notevole. Con la stagione ben avviata e con ottimi risultati degli azzurri, vediamo qualche dettaglio tra classi e atleti.

Nell’acrobatico 49er, Pietro e Gianfranco Sibello sembrano dei supereroi miracolati: riemergono dalla batosta psicologica di Qingdao con una forza quasi spirituale, e si trovano bene con il nuovo rig più potente. Ora come ora, sono nettamente i primi al mondo. Tanta energia va gestita pensando ovviamente alla discesa, gli ultimi due anni del quadriennio verso Weymouth, quando nuovi e vecchi avversari si riaffacceranno. Luca De Pedrini è l’uomo giusto per questa missione. I tre liguri sono una miscela sulla quale costruire sogni. E dietro di loro la classe è cresciuta, tanti giovani e tanto interesse, compreso quello degli ex-tornadisti Francesco Marcolini e Edoardo Bianchi. Come i Sibello emersero dall’anonimato all’ombra dei fratelli Francesco e Gabriele Bruni, così Giuseppe Angilella e Pietro Zucchetti sono già arrivati in zona medal-race, tra i top ten in circolazione, materia su cui plasmare il futuro.
(Nell'immagine di inizio paragrafo: Luca De Pedrini, tecnico supervincente con Alessandra Sensini, a un passo dalla medaglia con i Sibello, oggi DT azzurro con Paolo Ghione)

La regina Star potrebbe ripartire dal gran lavoro dell’ex laserista Diego Negri, cresciuto in un solo quadriennio fino a diventare vice-campione del mondo nel 2008. Ma l’anno sabbatico ha colpito anche qui: Diego è stato lasciato da solo a gestirsi il complicato cambio di prodiere dopo l’addio definitivo di Luigi Viale, stretto tra due nomi come Luca Devoti (che l’ha accompagnato nella prima parte della stagione seguendo un previsto programma di raccolta informazioni tecniche per sviluppare le nuove Star di Lillia) e Nando Colaninno (che sarebbe perfetto per ragioni tecniche e politiche, ma senza certezze su un programma federale ha preso le distanze e individuato altre strade). Per il tecnico si parla di un giovane che lo YCI ha messo a lavorare con Alberto Barovier. In estate europeo e mondiale in tono minore in Germania e Svizzera, sperando che nel 2010 cambi qualcosa: gli staristi sono atleti in odore di professionismo e si fa presto a perderli.

Discorso simile tra 470 maschile e femminile: in entrambi i casi ci sono equipaggi di vertice molto forti alle prese con problemini legati a scelte di classe (e di vita) e cambi di prodiere. Gabrio Zandonà ha abbandonato il lungo (positivo e burrascoso) sodalizio con Andrea Trani, e alterna a prua il giovane concittadino Edoardo Mancinelli Scotti (ultimo prodotto del vivaio di Anzio, poi essiccato, e campione europeo 420), e l’esperto Francesco Della Torre (con troppi impegni di lavoro e di famiglia). Oltre a questo c’è da ritrovare la voglia, dopo quasi 10 anni di rincorsa olimpica, e anche l’umiltà di mettersi a confronto con i giovani rampanti (che non mancano anche se restano acerbi: Fabio Zeni e Nicola Pitanti, i cugini Luca e Roberto Dubbini, i triestini Simon Kosuta e Jas Farneti…). Come se non bastasse è arrivato a ingarbugliare le acque Paolo Cian, superspecialista di match race, che in un singolare equipaggio Finanza-Marina ha scelto proprio Trani per tentare un clamoroso assalto all’Olimpiade che vide sfumare nel 2000 in Soling, nonostante un bronzo al mondiale).
Giulia Conti ha ritrovato Giovanna Micol laureata ma ancora poca voglia (essenziale per un caratterino come il suo) di tornare a ringhiare. E il match race femminile olimpico resta un richiamo irresistibile. Ci sarà da lavorare per partire con un programma stabile. Ma Guglielmo Vatteroni può essere l’uomo (d’ordine) giusto al posto giusto.

Le tavole sembrano godere di una salute generale, come l’onda lunga di un lavoro programmato e ben condotto a partire dai giovani (e alla faccia della multilateralità…), impressione in fondo confermata dalla supercarriera del tecnico Paolo Ghione, che proprio dagli ottimi risultati con i baby-surfisti è passato a guidare Madame Sensini e quindi alla con direzione tecnica dell’intera squadra, unico titolare con Luca De Pedrini di uno strameritato contratto quadriennale. Le eredi di Alessandra sono già all’ultimo sangue: Flavia Tartaglini ha tirato fuori le unghie e rifiuta il ruolo di vittima predestinata stritolata tra l’immensa Sensini e l’emergente talento Linares. E Laura, per l’appunto, ai primi bordi con le atlete maggiori, mostra già maturità e denti aguzzi. Con queste due ci sarà da divertirsi. Per non parlare di cosa accadrebbe se la vicepresidente dovesse fallire l’elezione a parlamentare europea e avesse nuove voglie di selezione… Tra i maschi Fabian Heidegger ha bisogno di regole e continuità, nel suo caso forse l’assenza di un vero rivale in casa (ancora lontani i vari Federico Esposito, Riccardo Belli Dell’Isca, Manfredi Misuraca, Davide La Vela e Marcantonio Baglione) può essere un freno allo sviluppo, che occorrerà cercare all’estero.

Resta da dire dei singoli. Sul Finn mezza pausa per Giorgio Poggi che non deve cadere nell’errore di sentirsi già a Londra, soliti sforzi per Riccardo Cordovani e occhi puntati sull’ex laserista anconetano Filippo Baldassari, prime regate autorevoli. Nei Laser inquietante la vicenda Diego Romero, gestita poco o male col rischio di perdere per strada il bronzo di Qingdao, l’idea di un altro quadriennio di sfide tra Giacomo Bottoli e Michele Regolo non piace a nessuno, e per fortuna ci sono in agguato giovanotti (o meno) a mischiare le carte: Marco Gallo, Uberto Crivelli Visconti e i giovanissimi Luca Nassini, Pietro Cerni, Andrea Crollalanza, Boris Bignoli… Tra la ragazze del radial Francesca Clapcich è l’erede (anche in Aeronautica) di Larissa Nevierov (la quale sogna di diventare la sua allenatrice: perché non accontentarla?), non manca di spunti anche internazionali, e comincia ad avere qualche bocconcino indigesto anche in casa, soprattutto (buon segno) giovanissime come Laura Casentino, Elisabetta Macchini, Laura Marimon.

Match Race femminile: tutto da inventare, e con poca materia prima. Tornado: l’Italia è sbarcata da tempo dal catamarano, e se ad agosto tornasse olimpico sarebbe un bel rebus, risolvibile subito col ritorno di Marcolini-Bianchi dalla parentesi in 49er, ma senza giovani ricambi.

Due parole sullo staff tecnico. Sabbatico anch’esso: senza dottore, preparatore atletico, fisioterapista (a mezzo servizio), psicologo, meteorologo… Per l’annunciato grande manager si dovrà attendere ancora. Sul sito FIV c’è da mesi un modulo da riempire per una selezione non meglio identificata al ruolo di tecnico federale. Vedremo cosa ne scaturirà: noi sentiamo in giro allenatori piuttosto sfiduciati o preoccupati. Si tratta di professionisti ma spesso non trattati come tali. Si dice che per le tavole sia in arrivo un coach straniero… Il precariato non puo’ durare, speriamo che presto si delinei uno staff e un modo di lavorare uniforme. I due DT sono indiscutibili e il mondo (giustamente) ce li invidia, ma proprio per questo vanno prima di tutto tutelati: non si può chiedere loro, allo stesso tempo, di pensare a Londra 2012 e progettare la rivoluzione nel modo di formare e reclutare i giovani dalle scuole di vela fino alle classi olimpiche del futuro. E c’è sempre da trovare un ruolo a un certo Valentin Mankin…


(Nell'immagine: da destra Paolo Ghione (DT azzurro 2009-2012 con Luca De Pedrini), Marco Superina, Egon Vigna, Angelo Glisoni - clicca per ingrandire)

(4/segue – Prossimo capitolo: 5/La vela Giovanile)

sabato 6 giugno 2009

Intanto, prenotiamoci...


Londra 2012 offre un contributo a fondo perduto di 25.000 sterline (circa 28.500 euro) ai Comitati Olimpici che prenoteranno una delle 21 località veliche (più altre 14 per i velisti paralimpici) in Gran Bretagna (alcune anche in Irlanda e Francia lungo la Manica) selezionate per offrire tutte le facilitazioni e le strutture per allenamenti dei team nazionali in vista delle Olimpiadi di Londra (Weymouth-Portland) 2012. Solo tre delle location selezionate sono di fronte al tratto di mare che sarà usato per le regate olimpiche, a Weymouth e Portland. Altre sono nelle vicinanze e comunque offrono condizioni meteo simili (soprattutto le correnti di marea), mentre altre ancora sono piuttosto lontane, persino a Edinburgo in Scozia.

Il capo di LOCOG il comitato organizzatore dei Giochi di Londra, Sebastian Coe, ha detto che ovunque lungo le coste inglesi i team velici saranno accolti a braccia aperte dai circoli e dalle strutture ospitanti, nell'ansia di cooperare al successo delle Olimpiadi. L'idea del contributo poi è geniale: sono soldi che rientreranno comunque in Gran Bretagna, perche vincolati al contributo spese tra luglio 2011 e i Giochi.

I contatti del Pre Games Training Camps Manager, via mail: pgtc@london2012.com o al telefono +44 203 2012 300 per prenotazioni e domande sull'accordo "Standard Venue Agreement". Intanto prenotiamoci: il tempo stringe, se non vogliamo finire in Irlanda...

venerdì 5 giugno 2009

3. Il Consiglio Federale e l’Organigramma


(Clicca per ingrandire)

Situazione analoga e forse peggiore del CDP. Il buongiorno del nuovo Consiglio, tanti nuovi volti, tutti allegri allo Sheraton appena eletti, qualche giovane, qualche ragazza e i soliti abili navigatori di lungo corso, si era visto proprio all’Assemblea. Croce sorprese tutti annullando la prevista riunione “zero” e rinviandola all’8 gennaio. La domenica, un po’ sconsolati e senza il Presidente, i neo-consiglieri si erano riuniti al bar dell’hotel, in modo unofficial, ma guidati dal futuro vicario (non ancora nominato, ma ampiamente in pectore) tonico e dotato di una “road-map” ben delineata.

Tra vecchi e nuovi in tutto il Consiglio è composto da 27 persone, compresi il presidente e i due vice, il rappresentante della Consulta dei Presidenti di Zona Raffaele Ricci (ex consigliere federale a sua volta) e il Presidente Onorario Carlo Rolandi. Quindici sono in rappresentanza delle Zone: oltre a Briante (Liguria), le new entry sono Alessandro Ricetto (Sardegna), Fabrizio Gagliardi (Lazio), Giovanni Longobardo (Campania), Ivo Oliveri (Abruzzo e Molise), Paolo Collina (Emilia Romagna), Tullio Bratta (Friuli Venezia Giulia), mentre i confermati sono Sandro Gherarducci (Toscana), Venturino Pugliese (Calabria e Basilicata), Vinci Pottino (Sicilia), Raffaele Marinelli (Puglia), Pino Barbieri (Marche), Dodi Villani (Veneto), Rodolfo Bergamaschi (Trentino Alto Adige e Garda) e Angelo Insabato (Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta). In totale 8-7 per gli “anziani”, dunque. Per i Tecnici, oltre alla Sensini, troviamo Paolo Barbera (un cavallo di ritorno), e Walter Cavallucci: 2-1 per i confermati. Tra gli atleti molte le novità in rosa: Larissa Nevierov, Claudia Tosi, Anna Bacchiega, e poi il confermato Francesco Ettorre e il nuovo Guido Ricetto (con papà Alessandro il primo caso di "famiglia” in Consiglio…). A questi va aggiunto il Capitano di Vascello Bruno Puzone Bifulco in rappresentanza della Marina Militare. In totale gli esordienti sono 10, considerando le precedenti esperienze di Ricci, Barbera e dello stesso Croce.

I 13 nomi nuovi vanno a sostituire quelli che il Consiglio ha perso: oltre ovviamente al Presidente uscente Sergio Gaibisso e ai suoi Vice Gianfranco Busatti e Gianni Paulucci, e agli scomparsi Giorgio Tusacciu e Sergio Masserotti, ci sono Domenico Guidotti, Tullio Giraldi, Angelo Lattarulo (SVMM), gli Atleti Diego Negri, Guglielmo Vatteroni, Emanuela Sossi e Agostino Sommaria; il Tecnico Chicco Caricato.


(Vertice azzerato. Sergio Gaibisso al centro tra i due vice Gianfranco Busatti e Gianni Paulucci)

Il Consiglio è ampio, le discussioni sono difficili, si rischiano riunioni lunghe e chiacchierose, per non parlare dei costi ingenti. Tutto vero, ma resta il fatto che il CF è l’organo deliberante di tutta la vita federale: semplicemente imprescindibile. Deliberare (qualunque cosa: bilanci e variazioni, programmi sportivi, linee politiche, contratti di tecnici o consulenti, affiliazioni, Olimpiadi, posizioni italiane nell’ISAF…) significa conoscere, sapere, confrontarsi. I consiglieri federali rappresentano tutta la federazione: le Zone (e quindi i Circoli, e quindi i Tesserati: non dimentichiamolo), gli Atleti, i Tecnici, i Giudici e tutti gli addetti ai lavori. Pazienza se costa un po’ di denaro e di tempo, pazienza se si deve ascoltare gli interventi di tutti: il CF è il cuore, il crocevia della democrazia nella vita della federazione. Ed è anche il luogo ove far crescere le nuove leve della dirigenza, quelli che diventeranno i presidenti o i vicari di domani.
Per questo, pur sottolineando la prassi positiva (assente in passato) di veicolare le carte tra i consiglieri prima delle riunioni, non è un buon segnale che il CF sia stato riunito solo due volte e si sia svolto in tempi rapidissimi (questa rapidità delle riunioni è sbandierata come un fiore all’occhiello: a me sembra più un difetto), e con scarsissima comunicazione all’esterno. Così come non è un buon segnale la drastica riduzione dell’Organigramma (nell'immagine qui sotto, a destra il lungo (e non proprio insignificante) elenco dei GDL "tagliati": chi e come approfondisce quegli argomenti, nella Nuova FIV? Clicca per ingrandire): va bene anche qui il tentativo di risparmiare, ma il rischio concreto è di annichilire ogni possibilità di incontro e approfondimento, e successive proposte e progetti futuri.



Nelle vecchie Commissioni e Gruppi di Lavoro non c’era solo la “politica”, o persone arruolate in cambio di un voto: c’erano – e l’ho sperimentato personalmente – anche persone di ottime capacità e volontà, che hanno dato tanto alla FIV. Due esempi su tutti: il GDL che si è occupato del web (rivoluzionato insieme alla consulta dei presidenti di zona, in pochi mesi e “contro” la volontà dell’ex Presidente Gaibisso), il GDL sulle Scuole di Vela, che ha attuato un grande rilancio del settore con logo, simboli, gadget e sistemi di controllo e sostegno; infine il GDS su Velascuola, capace di mettere in piedi l’iniziativa più dirompente per la promozione della vela, quello di cui tutti (a cominciare dall’osannato Giovanni Soldini) hanno sempre parlato senza mai riuscire a fare nulla di concreto: portare la vela nelle scuole. Per davvero. Questi sono esempi di cose fatte dai gruppi di lavoro.
Il fatto che oggi siano ridotti a poca cosa, deve far riflettere (ancora) su “quale FIV” si vuole creare. Una FIV davvero di tutti, che dialoghi con la base? O piuttosto un Ente verticale, decisionista, dove in pochi indicano la (loro) strada a tutti gli altri?



(Nell'immagine: il logo VELASCUOLA - Il Mare arriva in Aula. Con questa storica iniziativa la FIV aveva iniziato il processo per portare davvero la vela negli orari scolastici. Da quest'anno se ne sa poco o nulla)

(3/segue – Prossimo capitolo: 4/La Preparazione Olimpica)

giovedì 4 giugno 2009

2. I Vice Presidenti, il Consiglio di Presidenza, la Segreteria Generale e l’organizzazione uffici



Come il Presidente, anche i suoi due Vice sono tesserati per Circoli della I Zona. Una unilateralità che si realizza per la prima volta nella storia FIV. Non a caso, nel primo Consiglio dell’anno sull’argomento si è espresso in prima persona il Presidente Onorario, nella sua funzione consultiva, con una lettera (sistema mai utilizzato in precedenza) nella quale si ricordava la prassi consolidata per la nomina dei Vice Presidenti. Che ha sempre tenuto conto di tre parametri: 1) il risultato elettorale; 2) la distribuzione geografica in differenti Zone; 3) la mancanza di rapporti economici legati all’attività sportiva dell’eletto. Almeno due su tre sono stati disattesi: il Vice vicario è stato tra i meno votati all’Assemblea; entrambi sono (col Presidente) della stessa Zona. Sul terzo non mi pronuncio.

Glauco Briante: da ex componente (dimissionario) della Commissione Carte Federali, a capo della campagna elettorale più strepitosa della storia FIV, a vicario del Presidente. Di strada ne ha fatta, il giovane avvocato. I suoi 200 giorni sono di vertigini, da zero a tutta la FIV in mano, è spesso al 16° piano di Corte Lambruschini a firmare carte e fare le veci del Segretario Generale. Per estrazione è più burocrate che manager, meglio all’opera su una Normativa che alle prese con un’idea (di altri, of course), e in aggiunta (parlo per esperienza) ha un caratterino spigoloso e vendicativo, che lo ha spesso indotto a errori. Bene come sostituto-segretario generale, ma totalmente assente come responsabile del suo settore (Promozione Immagine e Comunicazione), che dopo essere stato smantellato col machete è rimasto praticamente fermo, nonostante i fuochi d’artificio dei contratti al nuovo Ufficio Comunicazione (la ISM di Milano, che fa capo a Paolo Martinoni e Nicola Maggio, già ufficio stampa di Luna Rossa) e l’”accordo” di co-produzione con Sailing Revolution che sta già procurando grattacapi di vario genere. Ovvio trovarlo tra i fautori della rivoluzione sulla vela giovanile: secondo i maligni, più che per convinzione personale (difetta di background sull’argomento), per qualche interesse nel favorire alcune nuove classi, come RSFeva e O’pen Bic.

La frenata più brusca riguarda l’iniziativa Velascuola, che fa parte della “Promozione” e dopo due anni di decollo verticale, protocolli che avevano accreditato la FIV e la Vela ai vertici di tre Ministeri, pianificazioni, produzioni di materiale didattico (libri e CD), centinaia di azioni e quasi diecimila studenti coinvolti nel primo anno, è stata abbandonata a se stessa, alla buona volontà dei singoli, praticamente un ritorno al passato. Proprio Briante, che con “Capitani Coraggiosi” dello YC Città di Genova fu tra i pionieri del rapporto tra vela e mondo scolastico, oggi da vicepresidentevicario uccide la splendida creatura federale nella culla. (Forse su questo terreno occorrerà tornare, al di fuori del check-up dei 200 giorni).

In compenso, ha manifestato da subito un interesse vagamente pruriginoso sui temi medici e sul doping, scatenando il buon Mauro Favro (per lunghi anni, da medico federale, autentico braccio destro di Gaibisso nei viaggi in mezzo mondo) su una campagna antidoping esagerata rispetto ai numeri reali che il problema sviluppa nella vela, utile solo a mettersi in mostra con il CONI. Altro tema caro, come del resto al Presidente Croce, è quello dell’accesso alla vela per i disabili, culminato con la firma di un protocollo che di fatto assegna l’attività Paralimpica alla FIV: ora si troverà anche un tecnico per gli atleti delle Paralimpiadi, che in prospettiva, dal 2016, correranno nelle stesse giornate delle Olimpiadi. Nobili propositi e attività, non c’è che dire: ma un po’ poco per uno che, agli amici intimi, non fa mistero di puntare diritto alla presidenza, quale successore di Carlo Croce.

Nei prossimi 6 mesi, però, il suo vicariato sarà osservato speciale: è da lui infatti che Croce si aspetta (“entro la fine dell’anno”) la bozza di riforma dello Statuto e del sistema elettorale, che lascerà intendere finalmente dove vogliono portare la FIV, documento che dovrà poi arrivare (si spera non paracadutato il giorno stesso) all’Assemblea federale biennale per l’esame e il voto dei Circoli Affiliati.



Alessandra Sensini N.G. (non giudicabile): si è vista troppo poco, impegnata tra regate, team management di coppamerica e campagna elettorale europea (per la quale, va sottolineato, ha tra i suoi più attivi sponsor Sergio Gaibisso). Ma una fuoriclasse si aspetta, sempre e comunque.

Il Consiglio di Presidenza
N.G. (non giudicabile): Dovrebbe essere il vero governo federale, è stato riunito una sola volta in 7 mesi, a Bari a metà maggio. Si dice che questo è frutto delle ampie deleghe che il Presidente lascia ai suoi Capi Settore, ma questo semmai spiega ancora di più l’impressione di una FIV che procede a strappi, a “macchia di leopardo”: Settori più avanti e più intraprendenti, e altri lenti o parcheggiati. In altri successivi post esamineremo i singoli Settori, qui intanto passiamo veloci sui componenti del CDP.

A parte il presidente e i due vice, ci sono: Francesco Ettorre (in quota Tecnici), secondo mandato, commercialista, giovane e intraprendente, nel quadriennio precedente ha guidato il gruppo Velascuola a un’ottima partenza, poi alla scomparsa di Giorgio Tusacciu, Gaibisso l’ha incaricato dell’Amministrazione, ruolo che ha mantenuto anche con Croce, del quale si è messo subito a disposizione; Pino Barbieri, uno dei consiglieri “anziani”, prima volta in Consiglio di Presidenza, in passato al GDL “Promozione Scuole Vela”, oggi lanciato in orbita a coordinare il Settore Attività Agonistica e Squadre Nazionali, dal quale è uno dei “padri” della ventilata rivoluzione Under 16; Angelo Insabato, anche lui tanta esperienza federale, ex regatante e conoscitore di regatanti e classi, confermato alla guida del Settore Programmazione, praticamente quello che presiede ai calendari, e non è poco; Sandro Gherarducci, spezzino di carattere, a lungo presidente della II Zona, da due mandati in Consiglio, lavoratore ma con idee proprie, spesso scomodo, promosso dal GDL Istruttori al CDP come capo del Settore Quadri Tecnici; Fabrizio Gagliardi, romano, dopo un ventennio da presidente di Zona (“chiuso” da un fuoriclasse come Sergio Masserotti) è approdato subito in Consiglio di Presidenza, come premio per i servigi elettorali a Croce, è capo delle Attività Speciali. Un bel gruppo, con qualche potenzialità. Se solo si riunisse di più…

La Segreteria Generale e organizzazione uffici federali
Uno dei boomerang della “rivoluzione dell’aratro” (l’azzeramento post-elettorale dell’intero vertice FIV) è stata la perdita di Antonio Micillo, brillante Segretario Generale, esperto e politico, che si è lasciato andare via. Così una dirigenza nuova e largamente inesperta di cose federali deve affrontare i primi mesi di navigazione senza un valido nocchiero degli uffici. Come detto, suppliscono la presenza di Croce e Briante, e il superlavoro di alcuni funzionari chiave come Alessandra Bertelli e Rita Zappalà. Ma l’arrivo ormai prossimo del SG designato Gianni Storti (vedi post del 16 aprile su questo blog) sarà una liberazione e farà respirare molti. Negli uffici c’è un bel clima, quella FIV resta una bella famiglia e un’isola felice. (Anzi con l’occasione saluto e abbraccio tutta la “squadra”: mi mancate!). Si lavora bene al 16° piano pieni di luce e con vista mare. Anche per questo i consiglieri, vecchi e nuovi, dovrebbero essere stimolati a venire più spesso.

(2/segue – Prossimo capitolo: 3/Il Consiglio Federale e l’Organigramma)

mercoledì 3 giugno 2009

1/Il Presidente





Da nuovo Presidente federale, Carlo Croce è impegnato a mantenere le enormi aspettative suscitate da una elezione che ha rappresentato una svolta storica, dopo oltre 20 anni di una presidenza molto “personalizzata” come quella di Sergio Gaibisso. Quando le attese sono forti, è altrettanto forte e duraturo il “patto” della base con il nuovo leader. Croce è piaciuto al momento di votarlo, e piace ancora.
Lui la sta mantenendo questo credito con una notevole presenza sul campo. Grande lavoratore, tante ore negli uffici federali a spulciare carte, rispondere al telefono, ricevere visite. Tante anche le trasferte. Ha dato il via libera all’intesa con Lega Navale Italiana e Assonautica che gli ha dato ulteriore visibilità. Non ha rinunciato alla sua “creatura” Yacht Club Italiano e ai suoi eventi storici (ufficialmente non è più presidente dello YCI, ma per molti aspetti lo è tuttora). Un modo per sfruttare al massimo una delle sue indubbie doti, le pubbliche relazioni. Eppure, nel profondo dell’organizzazione periferica della FIV, il cambio di marcia non è percepibile, le teorie della Nuova FIV restano parole, e in molti tra gli addetti ai lavori (soprattutto Istruttori, Tecnici, Atleti, Classi, e in ultima analisi Circoli affiliati) si fa strada qualche incertezza.

Il neo-presidente si è creato una sorta di “comitato di saggi” con nomi della nostra vela come Chicco Isenburg, Enrico Chieffi, Claudio De Martis (ma ce ne sono altri). L’iniziativa però non è stata ufficializzata, e non ne sono chiari i contorni e i possibili risultati globali. Sempre in tema di saggi-amici, il neo presidente ha anche nella manica il nome per un giovane manager che sarà chiamato a gestire i Centri Federali: Aldo Tomasina, già General Manager di Luna Rossa 1999-2000, imprenditore nautico e consulente dello YCI.
Tra i primi impulsi di Croce l’incarico di un ruolo politico romano per la gestione dei rapporti con i gruppi militari e con la LNI, affidato all’Ammiraglio Roberto Baggioni. Ottimi i rapporti con il CONI e con Gianni Petrucci, con il quale c’è un’amicizia storica che risale ai tempi in cui papà Beppe era vice-presidente del Comitato Olimpico Nazionale. Il nuovo segretario generale Gianni Storti (vedere la nostra presentazione a questo link: http://lamiafedervela.blogspot.com/2009/04/coni-corsa-3-per-la-presidenza-scende.html) ne è un primo frutto.

In sintesi: un Carlo Croce attivissimo, lavoratore, presenzialista. Ascoltatore ma decisionista, il presidente è obbligato a bruciare le tappe per acquisire in fretta la conoscenza completa dei meccanismi dell’Ente che sicuramente gli difetta. L’indice personale dopo i primi 200 giorni da presidente federale per Carlo Croce è rivolto verso l’alto: le aspettative positive sono ancora largamente maggiori delle critiche iniziali (troppo “yacht club” e poco “federale”), di qualche primo rimprovero (poche riunioni, decide tutto da solo) e persino di qualche dubbio che già serpeggia quà e là.
Di sicuro le vecchie allergie di Carlo alla FIV (si dimise da consigliere di presidenza nel 2005 dopo pochi mesi, assai critico sulla macchina dell’ente) riaffiorano in certe scelte: riunisce pochissimo i consigli, nei quali si chiacchiera troppo, preferendo mini-riunioni a tema; è convinto che la federazione debba fare una grande cura dimagrante, e ha cominciato a tagliare commissioni e gruppi di lavoro; dalle prime mosse sembra iscriversi alla scuola di pensiero di chi vuole una federazione sportiva applicata solo allo sport, lasciando ad altri la promozione (basta vedere come è stato “parcheggiato” il super-progetto Velascuola); sempre in tema di prudenza e di “anno di prova”, tutti i contratti definiti hanno durata annuale, come dire che nel 2010 si dovranno rinegoziare tutti…

L’uomo c’è, il dirigente si sta facendo, il leader arriverà, e con esso (si spera) maggiore chiarezza sul suo progetto globale per la FIV, che al momento ancora non c’è. E questo, a ben vedere, resta il neo più grande: un personaggio come Carlo Croce, che dal 27 ottobre 2008 (rinuncia di Gaibisso) ha la certezza di diventare presidente della Federvela, arriva al comando due mesi dopo senza un piano, una squadra operativa, un project management basato su linee certe, un timing di transizione a tappe forzate, con la conseguenza di utilizzare il primo anno solo per “capire”. L’impostazione dell’”anno di prova” non convince, tanto più considerando che lo stesso Croce ha dichiarato subito dopo l’elezione di voler lasciare la FIV “tra quattro anni, a qualcuno più giovane”.

(1/segue - Prossimo capitolo: 2/I Vice Presidenti, il Consiglio di Presidenza, la Segreteria Generale e l’organizzazione degli uffici)

lunedì 1 giugno 2009

Diario di Bordo FIV: i primi 200 giorni


Duecento giorni della Nuova FIV, con Carlo Croce Presidente. Si è partiti da un’emergenza-bilancio (ne parliamo diffusamente nell’apposito capitolo, vedi Indice sotto), dalla necessità per una squadra quasi totalmente nuova di conoscere meglio la realtà federale, dall’urgenza di far partire la preparazione olimpica. Si sono fatte scelte di assoluta continuità col passato (la preparazione olimpica, i suoi uomini e i suoi criteri) ma si vanno anche delineando vere e proprie rivoluzioni (la vela giovanile, il piano per la riforma dello Statuto e del sistema elettorale). Organizzativamente, senza Segretario Generale si fatica un po’, gli organi federali sono riuniti meno possibile, sono nati ruoli e incarichi irrituali e innovativi, come il responsabile delle relazioni esterne con le Leghe e i corpi militari, il prossimo referente delle Zone, il responsabile (in arrivo) dei centri federali, fino al comitato di saggi che consigliano direttamente al presidente Croce. Si è definito questo un anno di transizione e di presa di coscienza. Segni di cambiamenti piccoli o grandi ve ne sono. Ma c'è ancora poco di quel "palazzo di vetro" trasparente e leggero vagheggiato nei discorsi elettorali. Le decisioni si prendono sempre in pochi: si è passati da un verticismo a un altro. Di questo, e non solo, parliamo nei vari capitoli del Check-FIV-Up! che seguiranno. Buoni 200 giorni alla FIV e buon vento a tutti noi.

domenica 31 maggio 2009

Bene bravo bis


Ecco una notizia attesa da almeno un anno: << (29.5.2009) La Federazione Italiana Vela ha definito un accordo di coproduzione con la Web Tv Sailing Revolution per la copertura in streaming dei principali eventi 2009 riservati alle classi olimpiche. Da oggi fino a martedì 2 giugno, collegandosi al sito www.sailrev.tv, sarà possibile seguire i Campionati Italiani Classi Olimpiche (www.cico2009.it) in programma a Cesenatico.>>

Avevamo appena dato la good news dell’apporto di un professionista del video come Luca Negro (ottimo lavoro a Riva del Garda) che da qualche direzione arriva una raffica a scompigliare tutto. Cosa succede? Dalla notizia, alla lettera: Coproduzione: “Uno o più soggetti fornisce ad un altro soggetto una partnership di tipo organizzativo o operativo per la realizzazione del progetto. Va oltre l’erogazione di un servizio, c’è un coinvolgimento diretto nel progetto (condivisione delle caratteristiche, degli scopi, degli obiettivi, dell’impostazione), dà luogo a benefici sul piano della visibilità e dell’immagine, può essere gratuita o con il rimborso delle sole spese vive o con un trattamento economico quantificato”. Streaming: “Trasmissioni video trasmesse via Internet. In questo caso le immagini (compresse) vengono inviate dal server direttamente una dietro l'altra ed immediatamente scompattate e visualizzate dal computer. Esistono altri metodi (non streaming) attraverso i quali i file vengono prima scaricati sul server, poi scompattati e visualizzati. Lo streaming video rende quindi possibile anche la visione in diretta”.

In pratica, la FIV (Federazione Italiana Vela, quella che non ha una lira, ha ereditato buchi in bilancio, taglia i raduni giovanili, i gruppi di lavoro e già che c’è le riunioni di consiglio, pur di risparmiare) ha concluso un accordo con una one-man web tv (Sailing Revolution, la cui costola tv si chiama Sailrev) che da poco più di un anno trasmette sulla rete filmati di vela, per “coprodurre” e trasmettere “in streaming” gli eventi 2009 della vela olimpica. Più direttamente, la proposta è stata fatta dal suo direttore Luca Bontempelli direttamente al presidente federale Carlo Croce, che ne è stato entusiasta. Vedremo quanti frutti (e quante dirette) arriveranno alla FIV da questo accordo entusiasmante, di sicuro intanto i frutti arrivano al coproduttore, che corona con questo accordo una lunga rincorsa iniziata già con il precedente presidente federale Sergio Gaibisso. Comprensibile: far quadrare i conti di una web-tv non è facile ed è legittimo cercare accordi che forniscano aiuti.

Tre noticine per inquadrare meglio il fatto.
1) La FIV paga già profumatamente un Nuovo ufficio Stampa, strano che delle sue prestazioni non faccia parte la produzione video (come avvenuto finora).
2) La FIV ha un accordo di cessione in esclusiva alla RAI dei diritti delle immagini dei principali eventi velici 2009: qualcuno ha verificato che questo nuovo accordo sia compatibile con esso?
3) Gran parte dei consiglieri federali non sapeva dell’accordo (se ne è fatto cenno solo in un Consiglio di Presidenza). Ennesimo brillante esempio di trasparenza e collegialità.

venerdì 29 maggio 2009

CICO, tutti insieme appassionatamente. Per l'ultima volta?


Definiti la mini-Olimpiade della vela tutta italiana. Da quattordici edizioni un evento unico in una località unica, per tutti i campionati italiani delle classi ammesse ai Giochi. Un’occasione per sperimentare capacità organizzative, per sviluppare conoscenze tecniche e amicizie tra equipaggi avvicinando i giovani ai team di vertice o agli ex componenti di squadre olimpiche, per aumentare la visibilità del settore. Ecco il dettaglio con tutte le edizioni dei Campionati che assegnano alcuni tra i pochi titoli di “campione italiano” della vela.

Si inizia nel 1994 sul grande lago con Olympic Garda; quindi nel 1995 tocca a Venezia (condizioni simili a Savannah, si disse...). Poi 1996, Palermo, e 1997, sul lago di Como mezzo allagato, l'edizione del diluvio. Dopo il 1998 a Napoli, con il Match race Soling sotto al Castel dell'Ovo, nel 1999 si riempie la Costa Etrusca (Follonica-Punta Ala). Il 2000 è la volta di Cagliari, come sempre grandi regate. Nel 2001 tutto il circo prende il traghetto e invade l'Isola d'Elba, ogni sera grandi cene in una piazza diversa. Ritorno in Adriatico nel 2002, per la sontuosa organizzazione di Cervia, seguita nel 2003 dalla tradizione di Trieste. Nel 2004, prima di Atene, tocca a Imperia coinvolgersi alla grande. Poi nel 2005 si vola lontano, a sud: Marsala in Sicilia, una regione si stringe intorno alla vela tricolore. Nel 2006 il primo "bis", con il ritorno a Napoli, nel 2007 si torna anche sul Lago di Como, organizzatissimo, e nel 2008 ritocca a Venezia, che mette tutti nel mega-camping del Cavallino e seleziona un certo Diego Romero per i Giochi di Pechino 2008... E quest'anno? Da domani a martedi 2 giugno tutta la scena della vela olimpica e i titoli italiani vanno in onda sul palcoscenico della riviera romagnola, a Cesenatico. www.cico2009.it.Tanti circoli consorziati, risorse pubbliche, tante barche e concorrenti, un logo e gli eventi collaterali.

I CICO sono durissimi da organizzare e da assegnare, ma restano bellissimi. Un patrimonio dell'organizzazione dell'attività della FIV da quindici anni. Spesso sono messi in discussione, c'è sempre chi vorrebbe tornare a disputare 10 o 11 campionati italiani, uno per ciascuna classe olimpica, in località diverse. Anche nella Nuova FIV non manca chi sogna di partire in contropiede e proporre al Consiglio di abolire i CICO. Speriamo di no.



(Nella foto in alto: bandiere di tutte le classi nei pennoni del CICO 2008 a Venezia. Qui sopra: Diego Romero e Fabian Heidegger, laserista e windsurfista, sulla spiaggia dei CICO a Venezia: lo scambio culturale e l'incontro tra gli atleti e gli azzurri è facilitato dalla riunione di tutti i campionati in un'unica sede)

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