giovedì 24 settembre 2009

Ecco ITALIA70, la sfida di Giovanni, John e Carlo



PRESENTATI ALLO YACHT CLUB ITALIANO IL PROGETTO, IL BRAND E LE IDEE CHE RIPORTANO L'ITALIA AL GIRO DEL MONDO IN EQUIPAGGIO, LA VOLVO OCEAN RACE

Giovanni (Soldini) ne ha parlato a John (Elkann) in una notte atlantica di stelle e delfini. Insieme poi ne hanno parlato a Carlo (Croce) e alla fine sono partiti. Ecco ITALIA70, barca-nome-brand che identifica da oggi il progetto triennale che porterà un team italiano al via dell'undicesima Volvo Ocean Race 2011-2012, a bordo dello scafo usato acquistato ("a titolo personale", dice lui. Costo 2,5 milioni di euro) da John Elkann: Ericsson 3, la seconda barca del team svedese vincitore dell'ultima edizione della regata. Ma che non vuole fermarsi, e guarda anche a una seconda edizione del giro, quella 2014-2015, questa volta da correre in configurazione "full-attack" (sono parole di Croce).

L'unveiling sul progetto, ormai troppo chiacchierato per non meritare un po' di precisazioni (non confermata la partecipazione di FIAT), è stata fatta oggi allo yacht Club Italiano in una conferenza stampa per molti versi singolare: alle 15 di pomeriggio, poche ore prima di Genoa-Juventus, e soprattutto a una settimana dal salone nautico di Genova, nel quale si parlerà molto della Volvo Ocean Race (gli organizzatori della regata hanno persino un grande stand) e anche dell'altra sfida italiana in preparazione, quella dello Yacht Club Costa Smeralda, guidata da Grant Dalton. Un contropiede, insomma.

"Passione, esperienza, capacità organizzative, amore per l'avventura, spirito di squadra": inizia così il comunicato che racconta la nascita del sindacato "tricolore" alla Volvo Ocean Race. Il logo ITALIA70 è opera di Independent Ideas, la holding di Lapo Elkann e presentato da Alberto Fusignani: "Una sfida nella sfida, per un logo giovane, moderno tecnologico e che guarda al futuro, con le due A del nome girate a imitare il simbolo 'forward', o come la direzione del vento, o come due vele..."



Carlo Croce apre la conferenza stampa, su un tavolo blu con al centro un grande guidone dello Yacht Club Italiano. "E' una sfida del cuore, siamo tre persone entusiaste di una ennesima avventura in mare. Giovanni è un pazzo scatenato, chiunque ci parli vuole subito andare in barca; John ha un entusiasmo e un cuore enormi, pure se paludati nel self-control e nell'aplomb. Mi trovo benissimo con loro". Ha introdotto la filosofia della sfida ("Prima edizione con barca usata e seconda full-attack"; "Budget stimato intorno ai 15 milioni di euro"; "Barca e spirito italiano, nel segno del made in Italy, avremo al seguito un villaggio Italia con i sostenitori per promuovere l'Italia buona"), ha dato la parola a Elkann e poi a Soldini.

Il nipote di Gianni Agnelli è attratto dalla vela e in vena poetica: "Senso di libertà, il rapporto con gli elementi della natura, il mare agitato o calmo, il vento che c'è e non c'è, esperienze come l'aurora o una notte piena di stelle, incontri amichevoli come i delfini, o meno come le orche... Mio figlio si chiama Oceano, come potevo dire di no? Ho preso Ericsson 3 e ora mi dedicherò all'Associazione Amici di ITALIA70".

Giovanni Soldini ("Il giro del mondo è l'Everest della vela, lo sognavo da quando avevo 17 anni") spiega la scelta della barca usata: "Ci abbiamo pensato a lungo, la barca nuova avrebbe comportato troppo tempo per la costruzione e la messa a punto, invece con un ottimo usato possiamo concentrarci sulle risorse umane. Nei prossimi due anni navigheremo tantissimo, e vorrei provare almeno 50 velisti per scegliere l'equipaggio. Ci saranno i supertecnici che vengono dalla coppa America, i ministi, gente con esperienze e provenienze varie (E i velisti olimpici?, gli chiediamo. "Anche loro, certo. Da lì vengono molti che poi si rivelano campioni in tanti campi della vela"). La cosa più importante è stare bene insieme, il legame del team. E poi serviranno le riserve. Vorrei dare la possibilità a chiunque ne ha voglia di provare." Pietro D'Alì? "Certamente sarà un punto di riferimento".

Domanda sugli sponsor: risponde Carlo Croce ("Tante idee e contatti, qualche certezza che preferiamo non anticipare (ma si parla di Telecom Italia, ndr), comunque solo marchi italiani"). Domanda su una possibile tappa italiana: risponde Carlo Croce ("Gli organizzatori ci hanno mostrato gli standard per uno stop-over, non ci rientriamo. Niente da fare per Genova, e sfumata anche l'ipotesi di un prologo tra Alicante e la Sardegna"). Domanda sulla barca: risponde Carlo Croce ("Giovanni andrà a prenderla tra dieci giorni, poi si fermerà per prendere i nuovi colori..."). Domanda sulle regole: risponde Carlo Croce. Insomma Croce è al momento il general manager dell'avventura, eccitato come un ragazzino al primo giorno di scuola, dispensa battute esilaranti, e sottolinea i temi che gli stanno a cuore ("Faremo solidarietà, conto che ITALIA70 aiuti anche la Fondazione Nave Italia - hanno anche lo stesso nome - che aiuta tanti bambini sfortunati"). Soldini deve persino frenarlo un po' quando, a proposito di solidarietà, il presidente cita a esempio il suo salvataggio di Isabelle Autissier. A un certo punto Croce dice anche: "Io sono qui in qualità di presidente della federazione, con Giovanni già pensavamo da tempo a un Centro sulla vela oceanica. Ora grazie alla Marina Militare e alla città di La Spezia facciamo il primo passo, quella che sarà la base di ITALIA70 diventerà anche un tetto per i Mini650, i Figaro, gli Open 40..." E' l'unico accenno alla FIV, oltre al logo presente in basso sul retro della cartella stampa, sotto alla scritta: "Con il patrocinio della".

I programmi tecnici di ITALIA70? Ancora niente di definito, ma Soldini sta reclutando l'equipaggio che porterà Ericsson 3 da Stoccolma a La Spezia (richiesti due mesi di disponibilità), con partenza fra un paio di settimane.

Così, mentre davanti alla sede YCI è ormeggiato proprio lo Stealth (a bordo del quale nacque l'idea), mentre giornalisti di calcio intervistano Elkann sulla partita di stasera, mentre vari vicerè svolazzano nel salone delle feste, affollato dal gotha dei giornalisti velici come non si vedeva dai tempi di Luna Rossa (la crisi non ha proprio scalfito la fame di vela, anzi), mentre tante altre cose accadono o si lasciano accadere, ITALIA70 inizia la sua storia. Il progetto è ufficiale. Buon lavoro, buon vento, buona fortuna.

L'ALTRO TEAM ITALIANO: TORBEN GRAEL PRONTO A SALIRE CON GRANT DALTON SULLA BARCA VOR DELLO YACHT CLUB COSTA SMERALDA

Se Atene ride, Sparta non è da meno. Pur se bruciati dalla presentazione di Genova, allo YCCS si preparano a varare il loro progetto Volvo nei prossimi giorni e al salone di Genova. Riccardo Bonadeo e Grant Dalton saranno domenica 4 al teatro del mare, ma il giorno prima, sabato 3, è in programma un summit riservato al quale parteciperà anche Torben Grael. Il fuoriclasse brasiliano vincitore dell'ultimo giro del mondo insegue il sogno di una sfida brasiliana, ma fatica a chiudere, ed è pronto ad accettare l'offerta della "seconda" sfida italiana.

Tre milioni e mezzo di spettatori alle sedi di tappa e altrettanti utenti unici sul sito della regata. La VOR è una splendida realtà, costruita con abilità enfatizzando i valori-clou della vela. Ecco dove va l'interesse della vela spettacolo e dei suoi protagonisti, mentre Ernesto & Larry si strattonano per quella vecchia brocca chiamata America's Cup...

1 commento:

  1. Magari mi sbaglierò... ma vedo già meglio Dalton-Grael di Soldini-Elkann. Il nostro Giovanni è bravo a cavarsela da solo, ma la volvo di oggi è una corsa tra le boe, con barche-mostri "olimpici" acrobatici di 70 piedi in mano a velisti molto tecnici

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