venerdì 7 agosto 2009

Eppur si Marketing (FIV affida a Besanopoli marchio, grafica e campagna sul tesseramento)


Davide Besana, noto per le sue vignette sui temi della vela, nonché appassionato velista e titolare dell’agenzia di comunicazione Besanopoli (nella vela ha seguito recentemente le campagne mini 650 di Andrea Caracci), è stato incaricato dalla FIV per alcuni lavori di “marketing communication”. In particolare, Besanopoli ha già realizzato uno studio con la ridefinizione della policy sull’uso del marchio FIV e uno studio sul cosiddetto “below-the-line”, il coordinamento grafico e le varie produzioni grafiche (la prima è stata il Bilancio Consuntivo 2008). In cantiere Besanopoli ha adesso una locandina e una mini-campagna volta a enfatizzare l’importanza di possedere la tessera FIV. Bene. Qualcosa si muove dunque nel “marketing” federale, che era rimasto al palo dopo l’ampia ricerca realizzata nel 2007-2008 con l’Università di Roma – Facoltà di Economia intitolata “Vela e Velisti”, e i suoi risultati che avevano evidenziato la necessità di iniziative da parte federale. Non cambia invece l’abitudine della Nuova FIV a non comunicare persino le proprie azioni apprezzabili: pochi infatti sapevano dell’incarico a Besana e tanto meno dei suoi dettagli (costi, obiettivi, eventuali sviluppi successivi). Intanto, comunque, benvenuto a Davide Besana nella grande famiglia federale. Chi è Besana?

Ecco come egli stesso descrive l’incarico FIV sul suo sito: “Dal neo-appassionato anche giovanissimo, fino al campione olimpico, la FIV è la casa di tutti i velisti italiani. Per Besanopoli, che ha una grande esperienza nella comunicazione nella vela, e un direttore creativo con trent'anni di regate alle spalle, è un cliente importante e affine.”

Ed ecco, sempre dal sito di Besanopoli, qualche dettaglio dei suoi lavori per il cliente FIV:

1) “Logo FIV. Un manuale per l'applicazione del marchio, contenente tutti gli elementi della modulistica delle diverse "zone" della Federazione. A ogni immagine corrispondono una serie di files per la stampa, la diffusione internet, etc”

2) “Restyling Below the line. Il bilancio 2009 e il programma strategico sono stati i primi documenti ai quali abbiamo applicato una grafica rigorosa, chiara, ingentilita da immagini che evocano la vela senza distrarre.”


3) “Tesseramento. Una locandina per spiegare ai soci vecchi e nuovi le nuove promozioni organizzate dalla Federazione.”




--> Davide è bravo, è un amico ed è un creativo geniale in più appassionato velista. Quindi sorriderà insieme a noi se chioseremo che: a) le “zone” vanno senza virgolette (si chiamano proprio così, Zone con la zeta maiuscola, nella casa di tutti i velisti), b) dev’essere dura partire col below-the-line proprio dal Bilancio, quello famigerato del 2008 poi, dove è proprio impossibile ingentilire senza distrarre, mentre rigore e chiarezza forse sono più consoni, direi quasi necessari, al programma strategico..., c) sulle “nuove promozioni organizzate dalla Federazione” c’è da restare a bocca aperta. In attesa. Ma ripeto, Davide è bravo. Speriamo possa sentirsi libero e non dover interagire con qualche politico pseudo-competente, altrimenti saranno soldi sprecati.

Chi è Besana? Dicevamo. Due suoi libri sono anche un modo per inquadrare il personaggio. Il primo si chiama “Un mare di cazzate” (Biblioteca Umoristica Mondadori). “E’ una parodia dei tic, delle manie, dei riti del velista italiano. L'autore, fanatico della vela con sense of humor e talento di vignettista, racconta, attraverso le sue esperienze, il mondo della vela e delle regate. La vela, oltre che un serissimo sport, è anche un hobby tra i più diffusi in Italia: siamo tutti un po' velisti, insomma, con risultati spesso di comica goffaggine. E' soprattutto su questi che si accanisce la matita di Besana.” Così la presentazione sul web. Conoscendo Davide, c’è da sperare che titolo e relativo accanimento sulle comiche goffaggini non finiscano per essere applicati ora alla Nuova FIV...
Il secondo libro si intitola “Capitani disastrosi” (Sperling & Kupfer), che farebbe pensare a più d’uno dei nuovi inquilini del 16° piano di Corte Lambruschini..., e invece no, Besana racconta decine di regate e crociere, scuffie e cazzate, attraverso i fumetti. Sollievo.

Buon lavoro Davide.



(Nelle immagini, gli studi e le realizzazioni di Besanopoli per la FIV, riprese dal website di Besanopoli)

La fantacoppa è realtà


Chissà cosa ne pensano John Cox Stevens, il magnate newyorkese che vinse nel 1851 all’Isola di Wight la regata che diede inizio alla saga dell’America’s Cup, o Sir Thomas Lipton, il re del tè col record delle sfide (5, tutte perse) al trofeo più antico del mondo. O anche Dennis Conner, il velista col record di finali (3 vinte, 2 perse), Raul Gradini che ci provò nel 1992 col Moro di Venezia. La Coppa America del terzo millennio è questa: un elicottero che aggancia un supercatamarano di carbonio da un lago svizzero, e lo trasporta in cielo attraverso le Alpi fino al Mediterraneo,. E centinaia di persone a salutare Alinghi 5 mentre lascia la Svizzera (detentrice del trofeo) alle 09,15 di ieri mattina, altrettante su decine di barche ad accogliere l’ammaraggio del “mostro” davanti al porto di Genova. Mai vista, e forse neppure immaginata, una cosa del genere. E’ la Coppa, baby.

La trasvolata di Alinghi 5 (seguito da un altro elicottero con l’albero in carbonio lungo 50 metri) per 270 chilometri lungo la Rhon Valley e sopra il passo del San Bernardo (2400 metri di altitudine) alla volta dell'Italia è durata circa 5 ore e non è stata priva di suspance. Nella prevista sosta a Biella per fare rifornimento, è emerso infatti un increscioso problema burocratico: un permesso mancante dalla Capitaneria di porto. Un granello che poteva mandare all’aria il trasferimento più spettacolare (e costoso) della storia velica. Poi risolto. Restava il divieto di sorvolare città, che ha costretto Alinghi a una rotta che ha raggiunto subito il mare, arrivando a Genova praticamente dal largo, alle 14,25 circa.

Brezza molto leggera da NW sul Passo del Gran San Bernardo. Ora Alinghi 5 si allenerà a Genova per circa un mese, poi su una nave raggiungerà Ras al-Khaimah, negli Emirati Arabi, sede (contestata) della 33° Coppa America. Prossima mossa a Larry Ellison e BMW Oracle: difficile invetare di meglio.

PERCHE' ALINGHI E' A GENOVA? ECCO LA VERITA'
Perchè gli italiani sono tifosi di Coppamerica, e Bertarelli è di origini italiane? Perchè il cantiere Amico ha fatto pagare al team una rata minore di altre località? Perchè c'è lo Yacht Club Italiano del "Comandante Croce" (come lo chiama Ernesto)? Vi sembra che nell'era della Coppa che vola sui ghiacci eterni (ancora per poco ahimè) delle Alpi ci sia spazio per calcoli in fondo romantici? Macchè: la macchina da guerra di Alinghi è a Genova semplicemente perchè c'è un porto, dal quale transitano, e partono, navi che possono portare il maxi-cat ovunque nel mondo. Anche a Ras Al-Khaimah, nel Golfo Persico. E da dove (Corte Suprema di New York permettendo) le truppe bertarelliane partiranno a metà ottobre. Tutto qui. Facile no?

giovedì 6 agosto 2009

Sai cos'è l'Isola di Wight...


(Il faro del Fastnet)

Sai cos'e' l'isola di Wight? Massi', il canale del Solent, la residenza estiva della Regina, il Medina river, Cowes. Il luogo (o almeno uno dei luoghi) dove tutto - in tema di yachting - ha avuto inizio. La culla della vela da diporto. Spazi che in tempi diversi hanno significato Coppa delle Cento Ghinee (poi America's Cup), le crociere e le regate regali, e poi l'epopea della Fastnet Race e dell'Admiral's Cup, pace all'anima sua. Una volta era l'alta società inglese a scegliere Cowes per divertirsi con le regate, oggi sono migliaia, alta e bassa società, tutti su e giù lungo Main Street, là dove si affacciava nei tempi gloriosi Casa Italia del team all'Admiral's, o al race village che oggi si chiama "Sail For Gold" (perchè tutta la vela inglese soffia sulle vele olimpiche) e c'è sempre e comunque, come 200 anni fa, come 10 anni fa, un angoletto dove si beve champagne, oggigiorno soprattutto grazie allo sponsor, Mumm. E poi c'è il Fastnet, che oggi si deve dire Rolex Fastnet Race. Lunga (605 miglia), bella, atlantica, piena di insidie, con ritorno a Plymouth, altro luogo mitico dello yachting. Quest'anno ci vanno come sempre in tanti e ci sarà anche Giovanni Soldini con il 40 Telecom Italia. Seguite tutto della Cowes Week e del Rolex Fastnet sul web: http://www.cowesweek.co.uk/web/code/php/main_c.php?section=day8&map=cw09&ui=oberon&style=std&override=



Insomma Cowes è ancora la culla dello yachting, anche nel 2009 dove volano catamarani sulle Alpi. God save the Queen.

mercoledì 5 agosto 2009

Troppo finto per essere vero?



E bravo Stuart Alexander, giornalista inglese (The Independent), scoop confermato: è Ras al-Khaimah, uno dei sette Emirati Arabi Uniti, la località prescelta per la prossima America's Cup. Spiagge bianche e acque azzurre contornate da palme tropicali, isole artificiali, hotel che sembrano castelli medievali, ombrelloni e piccoli moli con barche da sogno protesi in un mare dolce e accogliente. E qui in mezzo, una gru che solleva la straordinaria creatura della vela: il catamarano Alinghi 5, il Formula 18 quintuplicato, una rete di carbonio e idrauliche comandate da motori la cui missione sarà difendere e conquistare per la terza volta la Coppa America per la Svizzera. E non è tutto: sull'altro lato dell'isoletta-paradiso un'altra gru si dedica al mega-trimarano di BMW Oracle, altro mostro (in sviluppi difficili da prevedere) il cui destino è sfidare e riportare la Coppa a casa, in America. Il clan-Bertarelli ha fatto le cose come sempre in grande stile, e ci ha infilato un paio di chicche tanto per sfruculiare il campo dell'indemoniato Larry Ellison. Il disegnino, per l'appunto, delle due basi sull'isoletta verde e celeste: come dire quarda qui cosa vi aspetta, cosa vi abbiamo preparato. Proprio a BMW Oracle che ha già contestato la scelta degli Emirati Arabi perchè prima del "mutuo consenso" previsto da Deed of Gift. Oppure la lista di multinazionali presenti nel Golfo, a indicare la prosperità economica e finanziaria, lista che si chiude proprio con Oracle e BMW, ultima e penultima. Che fate, non venite?

Alinghi ha scelto l'emirato per i soldi dello sceicco Saud Bin Saqr Al Qasimi, erede al trono di Ras al-Kahim, che non ha certo badato a spese, e per il vento leggero, come ha confermato il monumentale Brad Butterworth senza nascondersi troppo: "E' giusto preoccuparsi delle condizioni meteo, con queste barche, per la sicurezza di entrambi i team". Gli americani, dal canto loro, pur se molti danno per sicura la costruzione di un catamarano a stelle e strisce, forse pensano che l'attuale trimarano sia più attrezzato anche a condizioni di vento più variabili. Ma ormai tra Larry & Ernesto il confronto è a tutto campo, è una ragione di vita. Quindi scontato il ritorno alla Corte di New York anche per la località.

Dopodomani intanto Alinghi 5 trasvola le Alpi e atterra alla Fiera di Genova.

Cosa avreste pensato se aveste letto queste righe solo 8 anni fa?

(Nella foto, il rendering dell'isoletta che fungerebbe da base dei due team per la XXXIII America's Cup: a destra i capannoni della base di Alinghi (tutto lascia supporre che sia già pronta), a sinistra la gru che manovra BMR Oracle e lo spazio per la basa da costruire)

lunedì 3 agosto 2009

Chiusa una Porta, FIV apre uno "Sportello"

Era in pista, ma fermo ai box, dall’8 gennaio. In quella data il primo Consiglio Federale l’aveva nominato “Delegato ai rapporti con le Zone FIV”, con delibera “subordinata ad approvazione del CONI”. Per tutti questi mesi, non arrivando l’approvazione CONI (ovvero l’accollo delle spese), Gian Luca Duranti è rimasto seduto in panchina. E ora che l’ultima riunione del Consiglio lo mette finalmente in corsa, c’è una novità a sorpresa. Anziché “delegato ai rapporti con le Zone FIV”, il buon Duranti è infatti nominato “quale responsabile e referente presso la Segreteria Generale di uno sportello di ascolto verso il territorio e la base, con il compito di ottimizzare l'informazione e la diffusione delle convenzioni Fiv per affiliati e tesserati". E ancora: "Il Dott. Duranti, che ha preso servizio da oggi, si tiene a completa disposizione di tutti gli affiliati e tesserati che sentano il bisogno di dialogare in maniera costruttiva con la Federazione su questo argomento”.

Ce lo comunica con la consueta supersonica rapidità, una news del 3 agosto, riferita al Consiglio del 21 luglio. Resta da stabilire se i 13-giorni-13 trascorsi tra la delibera e la notizia siano trascorsi: a) per attivare la linea telefonica dello “sportello di ascolto”; b) per consentire al Dott. Duranti di trovare casa a Genova; c) per trovare le parole adatte a definire il nuovo e inatteso ruolo. Il cambio in corsa, intanto, segna un successo della Consulta, che non ha fatto mistero di non gradire la figura di un delegato per le Zone.

Quello di Duranti (tesserato per il Club Velico Marina di Pietrasanta) è l’ennesimo nome all’esordio nella Nuova FIV (dopo i vari Baggioni, Tomasina, Devoti, e i consulenti presidenziali Chieffi e Demartis, nonché il neo segretario generale Gianni Storti) tutti più o meno accomunati alla parola “manager”. Non è più la FIV delle Commissioni e dei Gruppi di Lavoro, tagliati perché costosi e politici. E’ la FIV dei manager, evidentemente meno costosi e più efficienti.

Intanto auguriamo buon lavoro al Dottor Duranti che ha preso servizio da oggi. Ecco i suoi contatti: g.duranti@federvela.it, tel. 010 544541, fax. 010 592864, mobile: 340 5060720.

(Nella foto (FIV) Gian Luca Duranti. Sullo sfondo una foto di Paolo Venanzangeli)

domenica 2 agosto 2009

Dalle Parole ai Fatti


(Il presidente federale Carlo Croce con Luca Devoti alla festa per il premio ISAF Rolex Sailor of the Year a Madrid nel novembre scorso, un mese prima di essere eletto. Devoti, argento Finn a Sydney 2000, imprenditore e costruttore nautico, direttore del team +39 Challenge all'ultima Coppa America, esperienza e genialità che ne fanno uno dei protagonisti della vela azzurra, è stato recentemente incaricato da Croce di gestire lo sviluppo tecnico e la ricerca in collaborazione con università e vasche navali)

Come fare il check-up alla Nuova FIV se non confrontando le “promesse” e i temi pre-elettorali con le realizzazioni e i passi concreti della dirigenza federale? E’ quello che abbiamo tentato di fare nelle prossime righe. Abbiamo scelto le frasi più significative di Carlo Croce, prima candidato e quindi neo-presidente, quelle che formano il fil-rouge del Croce-pensiero, il suo modo di vedere la federvela e quindi la sua voglia di cambiarla. E su queste abbiamo inserito, come una cartina di tornasole, ciò che è avvenuto nei primi 6 mesi di attività. Per quanto le tematiche siano necessariamente in ordine sparso, ci siamo sforzati di riferirci con chiarezza ai fatti e non alle opinioni. In quanto “libera tribuna”, siamo naturalmente lieti di accogliere ogni osservazione diversa. Per il bene della FIV.

A - (10 ottobre 2008) Comunicazione della candidatura

1) Ritengo che un approccio di massima trasparenza, lealtà e correttezza e di snellimento burocratico possa rendere la realtà federale più vicina alle zone ai Circoli e soprattutto ai velisti.

2) Spero che tutto questo sarà possibile, così da consentire al nostro movimento di consolidare quel prestigio, anche in sede internazionale, che per tradizione merita.

--> E’ l’entrata in scena del candidato presidente, con argomenti che poi saranno più volte ripresi. Un’entrata a gamba tesa: lealtà e correttezza sbandierate come se fossero merce rara nella FIV attuale. Nei fatti, la “trasparenza” è rimasta tale: invisibile. Quanto al prestigio internazionale: dopo 6 mesi la Nuova FIV brilla per la sua assenza di comunicazioni e rapporti con l’ISAF, i delegati italiani sono diminuiti e della loro attività non è dato sapere.

B - (fine ottobre) I punti salienti del progetto per il quadriennio 2009-2012

3) Rendere la FIV più vicina ai tesserati; al servizio della filiera Zone, Circoli, Giudici, Tecnici e Utenti. Come farlo? Alleggerendo al massimo i compiti al centro e mettendo in condizione la rete di prendere decisioni autonome e rapide. La FIV non deve essere identificata come un grande complesso ostile e burocratico; deve occuparsi di poche cose ma farlo bene e con chiarezza.

--> Buono il proposito, doveroso, di avvicinarsi al tesserati. Ma onestamente deludente la messa in pratica. Nei primi mesi della Nuova FIV si è visto pochissimo di questo bel sogno elettorale. Anzi: le decisioni, fin troppo rapide, le ha prese sempre e solo il vertice (come vedremo). La voglia di “allegerire” i compiti centro per la verità si è vista, ma con esiti ancora tutti da verificare: non è stato ancora detto con chiarezza quali sono le “poche” cose che la FIV dovrebbe fare. E i protocolli con Assonautica e LNI fanno temere la visione di una FIV concentrata sullo sport di vertice. La sensazione, come in numerose altre occasioni, è che i nuovi vertici federali abbiano la tendenza a procedere per “encicliche”, trasferendo dogmi (come tali non soggetti a discussioni) alla base che si presume accondiscendente.

4) La chiarezza: punto per me molto importante. Il Consiglio Federale deve essere uno strumento agile. Non riunioni costose di giorni ma di ore e non solo a Genova ma girando per l’Italia velica divisa in alcune macrozone per essere sempre in contatto con le varie realtà.

--> Promessa mantenuta: il CF è talmente agile che si è riunito solo tre volte, due delle quali con velocità da gran premio, ed è vero, ha girato un po’ senza fermarsi a Genova (con dispendio notevole per i poveri uffici federali). In compenso si sono contate numerose riunioni informali, trasversali, spontanee, autoconvocate, su svariati temi specifici, in particolare per il famoso progetto Under 16. Risultato: il Consiglio sembra spaesato, privo di una road-map, di responsabilità chiare, come il Consiglio di Presidenza. Forse troppi gli stimoli e le direttive presidenziali, che tolgono ai singoli consiglieri le rispettive autonomie e quindi la voglia di fare. Per ora, insomma, e nonostante le potenzialità dei singoli, la “squadra” non c’è.

5) La trasparenza massima è indispensabile. Tutte le delibere devono essere prese alla luce del sole, assumendosi la responsabilità dei processi decisionali, senza scelte di corridoio imposte al Consiglio stesso e vanno inserite subito sul sito.

--> Ancora la trasparenza-invisibile. E’ un fatto che Le scelte più significative (preparazione olimpica, nomina del responsabile delle Relazioni Esterne, individuazione del responsabile dei rapporti con le zone, individuazione del nuovo segretario generale, decisioni sul rinnovo dell’ufficio stampa, contratti dei tecnici, scelta di alcuni manager, studio delle riforme statutarie... e scusate se è poco) sono state prese dal vertice ristretto (presidente e due-tre collaboratori), senza delibere di consiglio, quindi senza le relative discussioni, a volte persino con la farsa di una delibera presa a poche ore da una conferenza stampa (è successo a Ostia, ricordate?, con il “nuovo” piano della preparazione olimpica). Forse l’accusa di verticismo mossa a Sergio Gaibisso, ora non è poi così lontana.

6) Nella parte amministrativa, un severo e trasparente controllo di gestione, davvero condiviso dai revisori, ogni euro dovrà essere giustificato e pubblico. Vorrei in questo campo una rigorosa casa di vetro, anche tenendo conto che le risorse del CONI saranno certamente di molto ridotte, dati i tempi; un controllo di gestione codificato con l’obbiettivo di bilanci certificati e gli standard richiesti per ottenere la certificazione ISO-9001:2000.

--> A parte la poco elegante bacchettata ai Revisori dei Conti (due su tre confermati, più i recenti nuovi di nomina CONI), il lavoro sul bilancio nei primi 6 mesi è stato ovviamente importante, come sempre quando c’è un’eredità. Diamo per scontato che ogni euro sia giustificato, anche se di pubblico si è visto poco, ed è giusto così: non serve una casa di vetro, bastano le normali garanzie previste dalle regole. Le risorse CONI, al contrario delle previsioni, sono aumentate e si sono stabilizzate. Attendiamo gli sviluppi più che fiduciosi: in campo amministrativo la trasparenza non è un optional, è un dovere.

7) Le risorse. Una Federazione rispettata e rispettosa sarà probabilmente in grado, utilizzando le necessarie risorse professionali, di ottenere maggiori aiuti da partner coinvolti, amici della FIV, che a loro volta saranno stimolati a spingere i progetti con la loro comunicazione; qui parlo proprio per esperienza vissuta.

--> Credo che la FIV fosse già ben rispettata e rispettosa, grazie soprattutto alla straordinaria opera quotidiana in tutta Italia di Circoli, Istruttori, Giudici, Stazzatori, Classi, dirigenti locali e singoli velisti che formano una straordinaria famiglia. Purtroppo alcuni grandi e grandissimi ci hanno lasciato proprio in questi mesi. Quanto al Nuovo che avanza: di partner e di amici non se ne sono visti (se non per la Volvo Ocean Race, a quanto pare), ma diamo tempo al tempo. Sono – sinceramente - sicuro che in questo campo Carlo Croce abbia le capacità e le conoscenze per riuscire al massimo. Saranno “partnership del presidente”, ma già dal prossimo autunno (la stagione in cui le aziende scelgono le proprie strategie) dovranno esserci delle novità importanti. Io dico Forza Carlo!

8) I giovani e il percorso: deve essere questo il massimo focus della nostra attenzione. Completare in modo concreto e capillare la buona iniziativa nelle scuole coordinando il lavoro che faranno poi i Circoli cui spetta massima responsabilità e delega, valutandone con molta precisione i risultati; il prestigio federale in sede politica dovrà essere il motore per spingere questo movimento.

--> Se ci leggiamo le linee guida del progetto Under 16, i passi avanti sono stati molti. Se invece guardiamo al progetto Velascuola, checchè se ne dica a me pare che si sia messo un po’ in sordina.

9) Al centro assoluto della nostra “mission” c’è la squadra Olimpica. Dovremmo anche qui essere subito chiarissimi, scegliere subito il sistema: o scelta americana, cioè selezioni secche all’estremo, o scelta inglese cioè assoluta discrezionalità. Se saremo attrezzati potremo essere utili, il gruppo di tecnici, velai, esperti di meteo, psicologi dovrà essere di grande qualità e lealtà. Al vertice di questa struttura una/due persone di massima correttezza (in primis) competenza tecnica e managerialità dimostrata in mare e nel lavoro. I nomi? Alcuni li ho in testa, per ora mi sembra prematuro proporli.

--> La preparazione olimpica per ora è cambiata poco, nei nomi e nei programmi. E’ stato detto e ridetto che questo è un anno di transizione e quindi non sarebbe giusto commentare che non si sono visti i manager, gli esperti meteo o gli psicologi: credo (e ancor più spero) che le vere novità le vedremo dal 2010. Per me Luca e Paolo sono anche una garanzia di continuità con tutto il buono (e vi assicuro che non è poco) che già c’è nella vela olimpica azzurra in termini di atleti, mezzi, cultura e professionalità. Del resto medaglie e podi sono puntualmente arrivati anche quest’anno. Saranno loro, gli uomini e le donne che vengono dal passato, a dover mediare con le voglie e le idee del “sognatore”, spesso sospese tra utopia e competenza approssimativa. Ma insieme si può fare.

C - (14 dicembre - assemblea) Intervento di insediamento

10) Le Zone vanno utilizzate per per quello che devono dare e che puo’ essere moltissimo. Credo che la federazione penserà a un modo per aiutarle, un sistema obiettivo basato su parametri precisi. Tante volte le zone lamentano di non ottenere le risposte che vorrebbero nei tempi giusti: credo che metteremo una persona apposta per prestare orecchio alle zone, anzi l’abbiamo già individuata e la proporrò al Consiglio, le Zone sono la nostra rete e da lì dobbiamo partire.

--> Su questo concetto la Nuova FIV sta procedendo assai velocemente: le Zone sono sollecitatissime, certi presidenti sono quasi in trance, le riunioni della Consulta sono più di quelle del Consiglio, le novità sono tante e le aspettative si stanno materializzando. Ma allo stesso tempo cresce il timore di un futuro (quanto prossimo?) accorpamento delle Zone, il cui numero sarebbe ridotto di almeno la metà. Intanto l’incarico ad-personam suscita molti dubbi, non trova il supporto CONI e resta in parcheggio.

11) L’altra mia idea fissa è quella dei centri federali. Secondo me il CPO di Livorno ha sempre lasciati dei buoni ricordi in chi l’abbia praticato. Credo che se ne possano cercare altri. I soldi non ci sono e il tempo non c’è. Quindi ci vuole grande flessibilità, andare a cercare in tutte le Zone dove ci sono strutture abbandonate che possono essere recuperate: nel solo ultimo mese già almeno tre potenziali centri federali zonali mi sono stati portati, come possibilità già per il 2009.

--> Altro campo sul quale si procede secondo schemi verticistici: il presidente ha scelto il suo manager di fiducia e gli ha dato via libera ben prima della relativa delibera del CF. Ma tant’è: la missione è decisiva, speriamo riesca, diamogli anzi una mano ciascuno per il suo. Da fugare ogni residuo dubbio su regole chiare e trasparenti. E il 2009 “possibile” è sfumato.

12) Il percorso di un bambino inglese che si avvicina alla vela agonistica è molto preciso: a che età puoi fare questo o quello. Se vinci a livello zonale ti mandano al livello superiore e così via. Va sicuramente recuperato il livello zonale, se vinci vai all’interzonale, poi ti mando alla nazionale. A questa età tu devi cambiare strada e ti darò queste possibilità. Quindi aiutare tante famiglie che dopo l’Optimist non sanno cosa fare e che vanno aiutate, anche questo è un lavoro che faremo insieme alle Zone.

--> Parole un po’ confuse, ma c’è dentro l’idea del nuovo piano strategico e del progetto giovanile, anzi Youth visto che dichiaratamente attingiamo dagli inglesi. La navicella federale va a tutta birra si questo tema, e non mi pare coinvolga abbastanza le strutture territoriali, nella loro totalità. E’ un altro esempio della procedura verticistica, a encicliche e dogmi. I quali, anche se giusti, restano privi di comunicazione, dialogo e arricchimento e finiscono così per impoverirsi.

13) Avremo una persona a Roma, perché la FIV è a Genova ma a Roma c’è tutto, Istituzioni, CONI, federazioni, forze armate. Questa persona sarà responsabile del rapporto con le leghe, dove credo indispensabile una azione comune per evitare la dispersione di energie: loro fanno il nostro stesso percorso per portare i bambini nelle scuole come noi lo facciamo per conto nostro, se riuniamo queste due cose otterremo molto di più. Roberto Baggioni è la persona che si è offerta per fare questo lavoro e lo ringrazio, sarà la nostra antenna a Roma.

--> Detto e fatto. L’Ammiraglio Baggioni si è insediato e ha lavorato da subito. Dalle parole ai fatti in questo caso velocemente e senza ostacoli. Con quali risultati si vedrà: di certo i gruppi sportivi militari sono tenuti in grande considerazione, c’è almeno un tentativo di coordinarne le attività con le esigenze FIV che prima era più estemporaneo, si sono aggiunte le Fiamme Oro e c’è un fermento positivo. Eppure non pochi storcono il naso: per la provenienza LNI dell’Ammiraglio e ancor più perché il suo è un “ministero” senza troppe regole e risponde direttamente al presidente, pur non essendo consigliere federale. Sulla dispersione di energie, mi permetto di dissentire: FIV e Lega Navale hanno cent'anni di storia ciascuna e sempre hanno seguito percorsi simili ma con differenze chiare, di carattere storico, culturale e tecnico. L'idea che due percorsi siano uguali e che pertanto vadano "riuniti" è riduttiva, e le sue conseguenze pericolose. Per la FIV ma anche per la LNI.

14) Spero di arrivare alla fine di questo compito e spero tra quattro anni di passare la federazione a qualcuno di più giovane, e che sia una federazione leggera, agile, funzionale, non un ente molto pesante. Penso anche a una riduzione del mandato, come per il presidente che io condivido, anche per i consiglieri: non c’è ragione per cui uno debba stare 35 anni seduto in consiglio federale.

--> L’assemblea tributò un convinto applauso a questo passaggio. Ma l’idea di un Croce di passaggio volante non convince. Tra l’altro di successori “più giovani” credibili, in giro, non ve ne sono, o si nascondono bene. Quanto alla FIV più leggera (come vedete certi concetti tornano sempre, in ogni intervento), Croce per primo si è scontrato con l’evidenza: l’ente è al centro di un vasto movimento ed è difficile immaginare di trasformare un elefante in una ballerina con un colpo di bacchetta magica. E prima ancora: non sarebbe il caso che il presidente stesso – una volta per tutte – spiegasse come immagina la cura dimagrante della federazione? Cosa taglierebbe e perché?

D - (8 gennaio 2009) Intervento di apertura al primo Consiglio Federale

15) Una profonda riforma del sistema elettorale, l’attuale prevede giornate francamente ripugnanti come quella surreale del 13 dicembre. Non intendo accettare che si ripeta dunque provvederemo a presentare entro 1 anno una proposta che consenta di evitare i voti di scambio. La base deve percepire che arrivare al consiglio è possibile.

--> Il presidente dice di voler restare solo quattro anni per poi lasciare una FIV leggera e agile a uno più giovane di lui, in queste parole esprime tutta la sua visione personale della federazione. Un ente pesante, un mostro burocratico. E peggio: un ambiente poco trasparente dove avvengono cose poco chiare e poco leali. Nei miei 15 anni in FIV, onestamente, non ho visto questo torbido, tutt’altro, forse solo un po’ di confusione. Vorrei chiedere al presidente da chi ha avuto questo quadretto desolante, da terzo mondo. Insieme ad altri interrogativi che pongo anche a voi: può essere “ripugnante” e “surreale” la giornata in cui si diventa presidente federale? Il vituperato “voto di scambio” (che per inciso in Italia è un reato quando è politico-mafioso, ai sensi dell’articolo 416ter del Codice Penale) non è forse stato attuato anche dallo schieramento risultato vincitore? La base oggi percepisce come impossibile arrivare al Consiglio?

16) Una riduzione del numero dei consiglieri federali: il consigliere vorrei avesse un ruolo politico generale oltre al suo settore dato che gli interessi di zona devono essere portati dai presidenti di zona. Sembra evidente ma non è così. Un consiglio più piccolo, un consiglio di presidenza più piccolo, ridurremo i costi, saremo meno criticati dalla base, sarà più agile il dibattito, le persone saranno più coinvolte. Quindi forse 5-6 consiglieri, frutto di macro-aree... E durata massima 2 mandati come per il presidente.

--> La stessa base come percepirà l’accessibilità al nuovo Consiglio, ridotto nel numero di consiglieri, come ridotte saranno le Zone? Sarà più facile arrivare in Consiglio? O sarà più facile determinare a tavolino con accordi politici e quindi “di scambio”, la composizione del Governo federale? La madre di tutte le riforme, quella allo Statuto, non può passare con la logica dell’ennesima enciclica. Su questo punto si gioca gran parte del futuro della nostra federazione, se vuole ancora essere l’ente di riferimento per l’intero mondo della vela, dalla sua promozione, alla comunicazione, al diporto, ai rapporti con l’industria, e con i grandi eventi sportivi e agonistici come vetta della propria attività.

17) Ridurre gli ODG del consiglio all’osso per consentire di parlare solo delle cose importanti. Le decisioni di segreteria e burocratiche via teleconferenza. Affiderò questo programma alla regia di Briante, chi avrà idee si faccia avanti, questo è da me molto auspicato. Spero che Briante porti queste proposte all’approvazione eventuale del consiglio entro 1 anno, naturalmente nel limite delle norme CONI.

--> Dalle parole ai fatti: gli ordini del giorno ridotti sono durati poco, perché troppa è la carne al fuoco. Teleconferenze poche e mal riuscite. In compenso il presidente è nel suo ufficio tutti i giorni, quindi chi vuole riunirsi con lui puo’ trovarlo con una certa facilità. Ed è molto disponibile.
Il “programma” affidato al regista Briante è la riforma statutaria cui accenavamo sopra. Doppia ragione per accendere non solo i riflettori, ma anche le cellule fotoelettriche, i bengala, i fari e già che ci siamo tutti i mezzi di comunicazione. Proprio quelli che la Nuova FIV sembra far di tutto per tenere spenti o allineati.

18) Ridurre al massimo i gruppi di lavoro, sono troppo onerosi. Anche qui chi ha proposte o idee le comunichi. Dobbiamo alleggerire l’odiosa e pesante macchina federale. Lo chiedono tutti.

--> Onore al merito. Riforma annunciata e realizzata immediatamente, nel nome del risparmio, principale preoccupazione dei primi mesi. Ma sull’altare del risparmio, si è colta l’occasione per smagrire quella che (con parole che mettono a nudo per l’ennesima volta la considerazione negativa dell’ente) è considerata una “odiosa” e pesante macchina. Così da 140 persone coinvolte nei GDL e nelle Commissioni del quadriennio precedente, siamo oggi a 20, cui vanno però aggiunti i consiglieri e i doppi incarichi. In totale il taglio di persone è di circa 70 (vedere il post sull’argomento del 5 aprile scorso, a questo link: http://lamiafedervela.blogspot.com/2009_04_05_archive.html), ma la rinuncia in termini di aree di approfondimento, esperti e consulenti, e quindi ricerca e circolazione delle idee, è ben più pesante. Resta poi da chiedersi chi fossero i “tutti” che chiedevano questa riduzione. Perché oggi, dai presidenti di Zone in giù, la maggior parte degli intervistati non è affatto favorevole al taglio selvaggio degli organismi consultivi.

19) Una nuova immagine darà della FIV un prodotto migliore, più interessante anche per i partners. I contratti attuali con gli sponsor sono adeguati a un prodotto “B”, proviamo a diventare “A” poi andremo a discutere. Sarà un percorso lunghissimo.

--> Più che lunghissimo il percorso rischia di diventare infinito, vista la partenza della Nuova FIV in tema di Comunicazione. A parte i bravi professionisti incaricati, come si può pensare di ridefinire l’immagine della FIV senza un progetto, un piano comunicazione, l’individuazione e il potenziamento dei propri mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi? Dalle parole ai fatti, caro presidente, in tema di Comunicazione è avvenuto il contrario di quanto da lei vagheggiato. Questo fa temere anche per la riuscita della campagna d’autunno nella ricerca di sponsor, per la quale facciamo tutti il tifo.


(Passato e presente: l'ultima riunione del Consiglio di Presidenza FIV 2005-2008, nel settembre dello scorso anno a Cervia. Da sinistra in alto: Antonio Micillo (segretario generale, dimissionario), Angelo Insabato (consigliere di presidenza, confermato),
Gianni Paulucci (vice presidente non rieletto per ritiro della candidatura), Gianfranco Busatti (vice presidente vicario, non rieletto), Francesco Ettorre (consigliere di presidenza, confermato), Emanuela Sossi (consigliera di presidenza, non rieletta), Domenico Guidotti (consigliere di presidenza, non rieletto). Seduti: Alessandra Sensini (argento RSX, da consigliera di presidenza a vice presidente federale), Sergio Gaibisso (presidente, ha ritirato la sua candidatura nel corso della assemblee zonali), Diego Romero (bronzo Laser, fuori rosa dalla squadra azzurra, si propone come coach e tiene corsi di perfezionamento con l'Assolaser), Paolo Ghione (tecnico federale e allenatore del windsurf, è diventato co-direttore tecnico della squadra olimpica)

2010: Coppa nel Golfo con Catagiganti a Motore!




La fantascienza cinematografica non è riuscita a prevedere o immaginare il futuro quanto lo strepitoso mondo dello yachting, strattonato dall’epico scontro tra Larry & Ernesto. Altro che 1999 Fuga da New York. Lo scenario del titolo è più che reale. BMW Oracle sta costruendo il suo catamarano-fotocopia di Alinghi 5, lo chiamerà una volta per tutte USA, in un sussulto d’orgoglio per tentare di riconquistare gli americani alla causa, e contando sul fatto che la location sarà – emotivamente e militarmente parlando – molto coinvolgente per i suoi concittadini. La parte terminare del Golfo Persico, in prossimità dello Stretto di Hormuz, davanti al sultanato di Ra’s al Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti, soldi a palate e vento sotto controllo (salvo, si dice, qualche improvvisa tempesta: che divertente sarebbe). A nord c’è l’Iran di Ahmadinejad, intorno l’Arabia Saudita, poco lontano Dubai e Abu Dhabi. Entrambi i catamarani-fotocopia useranno motori diesel sempre accesi durante le regate (come già accade ad Alfa Romeo e agli altri maxi “velici” di ultima generazione) per azionare i computer di bordo (responsabili di tutti i controlli, a cominciare dai sensori a fibre ottiche che monitorano i carichi sulle strutture). Come un Boeing 727, USA e Alinghi 5 saranno mostri guidati dai computer, e l’equipaggio avrà limitati compiti di controllo. Forse distribuiranno bevande, o magari mostreranno le uscite più vicine a voi. Prego allacciare le cinture.

DICA 33: AGENDA DEI PROSSIMI GIORNI DI COPPA
- La Corte nell’ultima sentenza ha stabilito che il Deed of Gift non vieta l’uso di motori o tecnologie come ballast. Questo autorizza definitivamente le apparecchiature montate su Alinghi 5. Soddisfatti gli svizzeri, mentre Tom Ehman dice “è un giorno triste per l’America’s Cup”.

- Il 6 agosto Alinghi annuncerà la località della Coppa numero 33, anticipata ieri dal giornalista inglese Stuart Alexander, coppamerichista della prima ora, e individuata a Ra’s al Khaimah, negli Emirati. Qui un sultano avrebbe convinto Bertarelli a suon di petrodollari.

- Il 7 agosto Alinghi 5 vola sulle Alpi, valica il San Bernardo allacciata a un elicottero russo e atterra a Genova nell’area che di solito ospita la Vela al Salone Nautico Internazionale di ottobre. Facile immaginare il delirio in città, le feste, il can-can. Lo Yacht Club Italiano di Carlo Croce sarà la base dell’equipaggio svizzero. Che in tutto questo trambusto dovrebbe anche “allenarsi”.

- Il 10 agosto la giudice Shirley Kornreich ha convocato un’altra udienza alla Corte di New York, alle 14. Dovrebbe chiarire il significato della frase “prima possibile”, legata alla consegna del “Custom House Registry”, il certificato rilasciato dagli organismi USA e contenente alcune informazioni-base sull’imbarcazione. Alinghi lo chiede a gran voce, BOR traccheggia e si prende tutto il tempo. Il trimarano di 90 piedi BOR90 varato oltre un anno fa sembra già un dinosauro di un’altra era, e oggi il team del Golden Gate Yacht Club rischierebbe persino la squalifica se volesse riutilizzarlo, proprio per il ritardo nel fornire il certificato. Mentre se il nuovo Ellison-Cat è in costruzione (come tutto lascia supporre), il team americano è nel pieno diritto di attendere il CHR per poi girarlo ad Alinghi. Do you understand?

Il link diretto al documento ufficiale con la sentenza completa: http://scuttlebutteurope.com/pdf/090730_Kornreich_Order.pdf

giovedì 30 luglio 2009

Under 16 Underground


(Un servizio della rivista francese "Voiles et Voiliers" che ha messo a confronto 7 derive giovanili, divise per fasce di utilizzo ottimale. Optilene (un Optimist-scuola in pvc) e Laser Bug per iniziare; O'Pen Bic e Twiner per divertirsi; Optimist, Zoom8, RS Tera per le regate)

Sono i giorni del fantascientifico progetto Under 16. Illustrato finalmente in una versione scritta al Consiglio Federale del 21 luglio, e quindi presentato ai suoi destinatari principali: i presidenti di Zona nella Consulta del 22. Come annunciato. Una news federale spiega anche che ora le Zone "avranno tempo fino ai primi di settembre per presentare le proprie osservazioni, i primi suggerimenti e definire una progettualità di Zona". La stessa fonte il giorno prima aveva citato il Presidente Croce: "Quello che vi presentiamo oggi è un lavoro in progress, che richiederà poi un approfondito confronto con la base".

Quanto più è considerato importante il rinnovamento progettato, tanto più deve essere ampio il confronto con la base. Bene. Vediamo allora il progetto. Anzi, diffondiamo il progetto, facciamolo circolare, facciamolo vedere ai tecnici di Zona, agli allenatori di circolo, organizziamo il dibattito. Eccolo, arriva. Dov'è? Ce l'hai tu? Ce l'ha tizio? Il mistero del progetto che c'è, dev'essere confrontato con la famosa base, ma nessuno ce l'ha. Dalle alte sfere mi dicono che il file della versione cartacea sarà presto distribuito alle Zone e alle Classi, quindi sarà presto di dominio pubblico. Poche ore dopo la strategia cambia: niente file, solo il cartaceo che hanno Consiglieri e Presidenti di Zona. Nessuna distribuzione a testate giornalistiche, per non fare favoritismi. L'ufficio stampa FIV, al quale richiedo il progetto, scrive che il progetto è in-progress quindi non ancora pubblico, appena definito sarà pubblicato sul sito. E chi lo definirà? Come si discuterà se non si fa circolare il testo? Lo dico anche da vicepresidente di una società affiliata. Vi prego: non ditemi che sono il solito arrabbiato. Stavolta vorrei solo leggere, condividere, partecipare a un progetto che reputo interessante. Ma non posso. E come me, ritengo, non può neanche la famosa "base". Ma il presidente lo sa? La solita trasparenza?

ECCO LE LINEE GUIDA DEL PROGETTO
Qualcuno può spiegarci cosa ci sarebbe di controproducente al progetto se esso fosse ampiamente comunicato e diffuso? Sentite qua, per esempio: Linee Guida, Piano di Formazione Under 16. Poi una Premessa. Quindi 10-punti-10 che riassumono gli "Obiettivi" del progetto. 1) Contrastare l'abbandono prematuro della pratica velica; 2) Migliorare l'intervento didattico e formativo; 3) Promuovere il lavoro di qualità rivolto ai giovani; 4) Elaborare attività differenziate per fasce di attività e livello; 5) Passare da una attività specializzante di classe che riproduce pratiche da adulti, ad un approccio alla vela multifunzionale con una preparazione multilaterale, sviluppando competenze in più classi, le capacità di addestramento e l'ampliamento delle esperienze tecniche; 6) Far crescere la vela giovanile secondo le indicazioni del CONI e le più recenti ricerche mondiali sullo sport giovanile (bibliografia); 7) Formare un ricco bagaglio di esperienze tecniche e motorie per stimolare l'interesse dei giovani; 8) Multilateralità come variazione e arricchimento fisico e psicomotorio; 9) Manuale pratico per aggiornamento e uniformità dei metodi didattici; 10) Migliorare le relazioni tra Istruttori e Zone sul progetto Under 16. Segue Struttura del Piano diviso in 1) Iniziazione; 2) Perfezionamento; 3) Pre-agonistica; 4) Attività sportiva agonistica. Seguono altre considerazioni, che si intersecano con le "voci" (in mancanza d'altro, noi "base" a qualcosa dobbiamo fare riferimento, no?) sulle maggiori risorse alle zone, sui nuovi parametri allo studio per assegnare questi contributi, sul passaggio di maggiori competenze, in tema di affiliazione, dal centro alle Zone. Di operativo non c'è niente, ma è giusto così, a stagione finita e con l'obiettivo di recepire le indicazioni della base e procedere al testo definitivo in autunno.

Ai fini della migliore realizzazione del progetto, c'è qualcosa di male nel diffondere e far circolare un documento simile a quello che vi ho "fantasiosamente" descritto? Se c'è io non la vedo. Piuttosto vedo che la Nuova FIV ha una forma spontanea di riservatezza (in questo caso completamente fuori luogo: nascondere ai destinatari il contenuto di una riforma che può offrire a tutti strumenti e benefici!) quasi patologica, sembra voler distillare la conoscenza, selezionare i destinatari del sapere. Un'atmosfera rarefatta, come d'alta quota, che può anche far girare la testa. La concorrenza che si sta scatenando tra le Zone, sebbene utile a livelli normali, rischia di degenerare. Col progetto ancora segreto, c'è la corsa a chi organizza prima e meglio i "raduni sulla multilateralità", pensando che in questo modo sarà in pole-position per ricevere i futuri contributi. Ehi, è un progetto, perdipiù in-progress, non se ne sa nulla, che raduni organizzate?

Ritorniamo sulla terra. Il progetto sul rinnovamento culturale dell'approccio giovanile alla vela è un atto importante e dovuto. Il mondo dello sport cresce seguendo i ritmi di sviluppo sempre più veloci dei nostri tempi, che coinvolgono l'educazione e la pedagogia. Per una federazione adeguarsi e aggiornarsi è essenziale, il futuro non aspetta. Grazie al cielo, la FIV, vecchia, vecchissima e Nuova, si è sempre guardata intorno. La vela è una disciplina nobile e in quanto tale, grazie a dirigenti illuminati e personaggi di cultura e capacità, ha saputo stare al passo con i tempi. Dai mitici Corsi Olimpia ai trionfi degli anni Novanta. Ora inizia un nuovo processo di aggiornamento, che deve essere il benvenuto. Che non deve avere padri e madri, ma deve essere di tutti. Tutti, non pochi selezionati.

martedì 28 luglio 2009

Centri Federali, ci pensa Aldo


(Nella foto uno scivolo con 470 e sullo sfondo gommoni al gavitello. Cascais 2007, ISAF Worlds)


Ora che anche il Consiglio Federale ha deliberato, l’incarico di Aldo Tomasina è ufficiale. E’ lui l’uomo dei Centri Federali che verranno. Un manager, come previsto dal presidente Croce. Un manager amico, di estrazione Yacht Club Italiano, e sicuramente capace. Chi è, come sta lavorando e come svilupperà il suo incarico? Come devono comportarsi i (tanti) circoli velici affiliati o le Zone che vogliono proporre una location quale sede di un Centro Federale?

Aldo Tomasina, 49 anni e tre figli, è un imprenditore nautico (il suo Toy Marine realizza yacht a motore dall’inconfondibile stile “lobster boat”) con una solida formazione manageriale: ha lavorato con le più importanti multinazionali USA nei beni di largo consumo, laureato in Economia, inizi in Unilever come Marketing Manager, poi Jacob Suchard, Kraft, Philip Morris. Nella vela (che è una sua passione) è entrato dopo un incontro con Patrizio Bertelli che lo ha voluto come general manager di Prada America’s Cup 2000, quella della vittoria di Luna Rossa nella Louis Vuitton Cup. Come era andata, me lo raccontò in un capitolo del mio libro su Luna Rossa, da cui traggo alcuni dei brani dell’intervista che segue, insieme alla chiacchierata fatta oggi.

“Un amico lavorava per Patrizio Bertelli, il fatturato di Prada già all’epoca cresceva di quasi 200 miliardi all’anno (non erano ancora i tempi delle acquisizioni), e lui era quindi sempre a caccia di nuovi manager. Così ho avuto un paio di colloqui con Patrizio Bertelli, senza esito immediato ma probabilmente con l’inserimento nella sua casella ‘manager’. La seconda occasione di incontro è data dalle banchine di alcune importanti regate del Mediterraneo, incontri tra marinai, a parlare di barche, di progetti. Credo di essere entrato allora nella seconda casella: ‘velista’. Un giorno di febbraio, ero tornato dagli Stati Uniti nel pomeriggio e la sera ero già a mangiare da lui. Mi ha chiesto cosa stessi facendo, ma non mi ha fatto neanche finire: - Noi facciamo la Coppa America, lei cosa fa? Ho fatto finta di pensarci, ma avevo già accettato. Perché un progetto come questo, da qualunque parte lo si guardi, è splendido. Sia sotto l’aspetto manageriale che per il fatto di fare una cosa che ti piace. Il massimo.”

Così l’allora quarantenne Aldo si ritrova nel bel mezzo della più bella coppamerica a memoria di contemporanei italiani, e fa la sua figura. Deve far ruotare bene l’organizzazione, i budget, le persone, i designer, i velisti, la ricerca, la logistica...

“La Nuova Zelanda è a più 35 giorni di nave dall'Italia, e abbiamo lavorato per quasi tre anni alternando periodi di sei mesi in Italia ed in Nuova Zelanda per non interrompere mai il programma sfruttando le stagioni invertite. Abbiamo dovuto costruire ed allestire due basi operative, ognuna con uffici, capannoni e officine oltre alla veleria alla palestra ed al nostro ristorante. Poi ogni sei mesi chiudi da una parte e riapri dall'altra e trasferisci tutto quello che serve all'attività e le persone dall'altra parte della terra e ricominci a lavorare cercando di minimizzare i tempi di fermo.”

Un bell'esercizio organizzativo e di pianificazione.

“Il progetto globale deve comunque essere inquadrato in una logica di pianificazione, tutto ha il suo risvolto economico. Il nostro direttore finanziario ha un compito delicato, si trova a lavorare con personaggi poco abituati a fare previsioni di spesa, a dover fare i conti con ordini, fatture e bolle di accompagnamento. Eppure se un timone deve arrivare in un certo momento devi avere controllato e pianificato anche gli aspetti economici, non sbarcano il piombo per fare un bulbo se non hai il contante pronto. E’ un progetto dove deve essere tutto molto ben organizzato per funzionare bene, perché ci sono 80 persone nel Team con fornitori in tutto il mondo, piani di lavoro che si devono incontrare, come le vele (fatte in Nevada) con gli alberi (fatti ad Auckland). La coerenza del progetto: la pianificazione dei tempi ed il controllo della spesa sono un bell'esercizio di managment.”

Un esercizio piacevole, quando hai 50 milioni di dollari di budget dichiarato a disposizione, per vincere la coppamerica.

“Il budget era impostato all’inizio e suddiviso per centri di costo. Avevamo un controllo mensile dell’avanzamento del budget, affidato a una struttura amministrativa con metodologie aziendali: ogni mese controllava le risorse che venivano riallocate secondo le esigenze. Tutto questo è possibile grazie al fatto di sapere fin dall’inizio la disponibilità finanziaria per il progetto. Il nostro era un budget ampio, ma chiuso. Ciò costringe a fare delle scelte e focalizzare le risorse sui singoli aspetti.”

Proviamo a fare una suddivisione del budget tra i vari settori della sfida?

“Quello che è andato direttamente sulle barche è il 40-45%. Che significa programma di ricerca e sviluppo, design, costruzione delle barche (anche in questo caso la filosofia del controllo e gestione delle risorse in prima persona è stata applicata in pieno, visto che abbiamo fatto un nostro cantiere), progetto delle vele: in altri termini tutto quello che è finalizzato alla velocità delle barche. Poi c’è un 25-30% di logistica pura, gestione della base, manutenzione, programma legato all’attività tecnica delle barche in mare per due anni, gommoni, benzina, modifiche all’attrezzatura, bulbi di prova, spostamento materiali tra Italia e Nuova Zelanda, etc. etc. Infine un 25% che è andato sui costi di gestione più tradizionale: vitto, alloggio, l'abbigliamento gli stipendi delle persone, le spese generali, spese legali eccetera.”

In tema di management, Patrizio Bertelli ha sorpreso tutti con una serie di affermazioni sul marketing: in sostanza il capo di Prada afferma che tutte le regole e le ipotesi dei guru del marketing servono a poco…

“Il marketing come disciplina teorica può essere qualcosa di superfluo se il manager è un talento naturale, come nel caso di Bertelli. Lui non arriva a certi risultati seguendo complicati processi di analisi, ma spontaneamente, riuscendo sempre in operazioni straordinarie. Non teorizza le sue scelte attraverso impostazioni concettuali, che infatti spesso lo annoiano, perché arriva d’intuito dove altri giungono attraverso trattati, analisi, ricerche. Se poi vai a vedere le cose che fa, scopri veri capolavori del marketing. E’ un marketing naturale.”

Quali sono i momenti più significativi, quelli che il general manager ricorda di più di questi tre anni?

“Sono i momenti più belli, le emozioni. Ce ne sono stati tanti, una delle prime, quando la prima barca è arrivata a Punta Ala dal cantiere di Grosseto. La prima Luna Rossa, c’era, era reale. L’ultima al rientro dalla finale della Louis Vuitton contro AmericaOne, 10 elicotteri sopra, 1500 barche intorno, Auckland che ribolliva, con la gente in banchina e dalle finestre. E’ incredibile come, in un progetto di questo tipo le cose che fai sono concrete, arrivi a qualcosa di nuovo, qualcosa che hai costruito. Da quel punto di vista è un progetto fantastico, emozionante. Se penso che tre anni fa non c’era niente e mi guardo intorno vedo tutte le persone che lavorano qua, che ho visto arrivare una per una, che sono state inserite nella struttura, il progetto della base, il costruirla, le barche. Poi si è passati dai risultati organizzativi a quelli sportivi. Ma sempre crescendo e ottenendo nuovi traguardi.”


(Il trionfo di Luna Rossa nella Louis Vuitton Cup 2000, celebrato a bordo dal team pochi minuti dopo la regata decisiva contro AmericaOne di Paul Cayard. Aldo Tomasina è stato direttore generale di Prada Challenge per l'America's Cup del 2000)

Dopo quell’esperienza Tomasina è sbarcato da Luna Rossa ma è rimasto nella nautica. E oggi Carlo Croce lo ha ripescato per assegnargli un altro ruolo da manager.

“C’è la vecchia idea di Carlo Croce di riprendere il concetto di Centro Federale, com’era quello di Livorno. Attualmente siamo in una fase di studio, io ho iniziato a guardare ai vari aspetti, sono ancora poco operativo. Si tratta di trovare i posti giusti che consentano di rimettere in piedi il concetto del Centro Federale: uno o più, questo non spetta a me deciderlo. Adesso siamo ancora in una fase esplorativa, vediamo quali sono le opzioni in campo. Candidature ne sono arrivate e continuano ad arrivarne un po’ da tutta Italia”.

Sulla base di quale comunicazione arrivano le candidature? Esiste una sorta di “bando”?

“In questa fase di impostazione del progetto non c’è una comunicazione specifica oltre a quella istituzionale di cui si occupa l’ufficio stampa ISM, il resto è comunicazione interna seguita direttamente dai consiglieri di ciascuna zona. Dopo la candidatura, di solito io vado a vedere i posti, avendo in testa un riferimento, sapendo ciò che vogliamo portare a casa.”


(Il Centro di Preparazione Olimpica FIV di Livorno, chiuso circa 10 anni fa per decisione della proprietà)

Qual è l’idea di Centro Federale che ti stai facendo?

“La struttura-tipo deve essere autosufficiente, con una parte tecnica e una parte adibita a foresteria, e offrire ambiente e situazioni che consentano agli ospiti, atleti e tecnici, di allenarsi avendo risolto tutti gli altri problemi. Quindi ottime strutture per la gestione delle barche e delle attrezzature, ricettività in foresteria, ristorazione, un posto dove la concentrazione resti sull’allenamento, dove c’è tutto quello che serve, senza andare a cercare hotel e ristoranti in giro. Naturalmente per saperne di più sto parlando con i tecnici federali, che saranno i principali utenti del Centri.”

Benvenuto e buon lavoro federale ad Aldo Tomasina. Che già aveva iniziato ben prima della delibera del Consiglio (non è una novità per la Nuova FIV, sempre incline alle scorciatoie), e la cui notizia era stata data da questo minuscolo blog qualche mese addietro. Metti un turbo nel motore e non lo dici in giro? Le stranezze della “comunicazione” FIV non finiscono mai. Anche perchè su un tema come questo, manager "presidenziale" a parte, è importante la circolazione delle notizie e delle regole, la collaborazione e il coinvolgimento di tutti, a partire da quanti a livello territoriale si danno da fare per proporre strutture valide per la FIV. Insomma, la collegialità. Ora che i riflettori sono accesi, seguiremo tutti con attenzione il progetto, le selezioni, le scelte e l’attivazione dei nuovi Centri Federali. Almeno noi.


(La barche prodotte dal cantiere Toy Marine, di cui Aldo Tomasina è co-fondatore)

sabato 25 luglio 2009

Pensierini in un week-end di mezza estate


In attesa di preparare il penultimo capitolo del Check-up FIV ("Dalle parole ai fatti"), il post-consiglio federale ci propone una riflessione di tipo geografico-politico sugli equilibri (o squilibri) della Nuova FIV. Ricapitoliamo brevemente.

Presidente è Carlo Croce, che è anche presidente "dimissionario" ma operativo dello Yacht Club Italiano (I Zona), vicepresidente vicario Glauco Briante, tesserato per il Circolo Nautico Santa Margherita Ligure (I Zona), vicepresidente Alessandra Sensini tesserata Yacht Club Italiano (I Zona). Ora arrivano gli incarichi ai cosiddetti "manager" su argomenti specifici. Eccoli: al posto del Gruppo di Lavoro "Sviluppo Tecnico e Ricerca" (tra gli smantellati per fare economia), l'ultimo consiglio - come ci informa una news sul sito federale - ha dato incarico a un coordinatore: "Luca Devoti coordinerà tale attività avvalendosi anche del contributo tecnico offerto dal CONI, dall’Istituto di Fisica Nucleare, dall’Università di Pisa, dal Politecnico di Milano e dalla Vasca Navale di Roma". Luca Devoti è tesserato Yacht Club Italiano (I Zona). Poi, annunciata un paio di mesi fa da questo minuscolo blog e annunciata solo adesso che "Aldo Tomasina è stato incaricato di sviluppare il progetto Centri Federali". Aldo Tomasina è tesserato per il Gruppo Vela LNI di Milano, ma da tempo è un dirigente dello Yacht Club Italiano (I Zona), per il quale si è occupato anche dei rapporti tra AIVE (Vele d'epoca) e lo sponsor Officine Panerai, nonchè di incarichi minori. Giova ricordare anche che i Direttori Tecnici delle squadre nazionali federali, gli unici tecnici il cui contratto supera i 12 mesi, sono Luca De Pedrini, tesserato per il Circolo Nautico Loano (I Zona), e Paolo Ghione, tesserato per il Club Nautico Bordighera (I Zona).

Si tratta nella quasi totalità dei casi di nomi importanti, validi dirigenti o manager, atleti medagliati alle Olimpiadi, gente con curriculum notevoli. Ma non vi sembra una federvela che dal vertice in giù si sta sempre più ligurizzando? Una sensazione che pur non coinvolgendo come ho detto le capacità e la bravura dei personaggi, tra i quali annovero cari amici, resta poco confortevole. E alla quale si sarebbe potuto ovviare mantenendo in vita le Commissioni e i Gruppi di Lavoro, coinvolgendo più persone e soprattutto più Zone. E' un difettuccio di crescita, di quelli che alla lunga fanno mugugnare, anche al di là della volontarietà dell'opera prestata da ciascuno. La considerazione che si sarebbe potuto evitare suona anche come una "sveglia" al resto del Consiglio: la campagna elettorale è finita, basta aspettare a bocca aperta, è il momento di rimboccarsi le maniche e dire quello che c'è da dire, quando serve.

giovedì 23 luglio 2009

7 agosto: Alinghi 5 vola in elicottero sul San Bernardo e atterra a Genova!

La saga di Guerre (Veliche) Stellari legata alla XXXIII America’s Cup si prepara a girare alcune scene in Italia, a Genova. Varato sul Lago di Ginevra il supercat Formula 18 pantografato che sarà il defender contro il trimarano sfidante di BMW Oracle, Alinghi ha annunciato in un media-day tra i monti le prossime mosse e il feeling del team dopo gli ultimi sviluppi alla Corte di New York.

Ernesto Bertarelli ha confermato: “Questa sarà la campagna di Coppa America più costosa in assoluto, ma non ho rimpianti: abbiamo dovuto rispondere alla sfida di BMW Oracle, e alla fine abbiamo realizzato Alinghi 5, questo catamarano rappresenta qualcosa di unico, un tributo a tutto il team di Alinghi”. E ancora: “Il 6 agosto comunicheremo la località che ospiterà le regate nel febbraio 2010, e il giorno dopo Alinghi 5 volerà a Genova, dove ci alleneremo per un mese e mezzo”.

Ecco alcuni passi salienti delle dichiarazioni del patron di Alinghi.

BERTARELLI PARLA DELLA SFIDA GARDESANA GREEN CHALLENGE DEL CV GARGNANO: “SPERIAMO GLI AMERICANI ACCETTINO LA SFIDA ITALIANA, QUESTO TIENE L’ITALIA IN CORSA PER OSPITARE LA COPPA”


BERTARELLI PARLA DI GENOVA, DELLO YACHT CLUB ITALIANO E DEL “COMANDANTE CROCE”


BERTARELLI IL MULTISCAFISTA: MEGLIO TRIMARANO O CATAMARANO? “LO SAPREMO SOLO A FEBBRAIO DEL 2010”


Ormai abituati ai colpi di scena, alle teatralità, alle dimensioni stratosferiche, alle accelerazioni del duello personale tra Larry & Ernesto nella guerra di posizioni intorno alla benedetta brocca d’argento di Garrard, quasi ci dimenticavamo che siamo arrivati ai momenti decisivi: il 6 agosto Alinghi comunicherà la località delle regate del febbraio 2010. Quale sarà? Proviamo l’esercizio di fare l’identikit della location perfetta per Bertarelli & C:

- deve esserci poco vento
- deve esserci il sole e caldo per regatare anche a febbraio
- devono esserci parecchi soldi per creare l’evento
- devono esserci porti, aeroporti, facilities logistiche per spostarvi il circus dei multiscafi giganti

Adesso provate a mettere in lista le (poche) località nel mondo che rispondono a tutti questi requisiti, e avrete la lista delle finaliste. Alcune ipotesi girano, si parla sempre molto di varie opzioni in paesi arabi (Dubai esclusa perché lì di vento ce n’è abbastanza), l’unica sorpresa potrebbe arrivare se dal compound di Alinghi si decidesse di rinunciare all’unico elemento dell’identikit di cui può fare a meno: il caldo. In questo caso potrebbe spuntare persino una località italiana: l’inverno sulle coste del Mediterraneo offre numerose giornate con vento leggero, ma anche irregolare, e questo a un defender che ritiene di avere la barca più veloce non conviene tanto... Intanto la scelta di Genova, che sarà ultimo scalo di Alinghi 5 prima della sede di Coppa, può offrire ulteriori riflessioni: oltre a usare la darsena tecnica del cantiere Amico che ospita la vela al salone nautico, infatti, la città è porto di partenza di molte navi che possono caricare il supercat e trasportarlo praticamente ovunque...

Intanto, visto che siamo alle guerre stellari, attendiamo il prossimo colpo: stavolta da Larry Ellison e BMW Oracle.

mercoledì 22 luglio 2009

I suoi primi sessant'anni


Il Finn, il singolo per eccellenza, la classe olimpica dei duri, degli atleti, dei timonieri dal bordeggio di classe, deriva tosta per pesi adeguati, compie in questi giorni 60 anni. E’ incredibile la longevità di una barca a vela nel mondo e nell’economia globalizzati del terzo millennio, che spesso brucia brand e prodotti con grande voracità. Ma è anche una delle garanzie della vela: questo ricorso alla sua storia e ai suoi valori come rifugio, le certezze che resistono all’usura del tempo e alle offese dei mercati e delle mode. Il Finn disegnato dallo svedese Richard Sarby nel 1949, apposta per le Olimpiadi di Helsinki 1952 (quelle dell’oro di Straulino e Rode, nella Star), e dai Giochi non è mai più sceso, poche volte persino messo in discussione. Risultato, oltre che della straordinaria validità tecnica e marina del progetto, anche della capacità di adattarsi ai nuovi materiali e alle nuove tecnologie. Dai Finn con scafo e albero in legno, ai Lanaverre di vetroresina flessibile, oggi siamo a scafi rigidissimi, antenne di carbonio, pozzetti ergonomici e autosvuotanti: lo “strumento” resta ben difficile da suonare, il peso e la superficie velica sono rimasti gli stessi, e le prestazioni sono sempre quelle di un singolo armato a catboat con sola randa, quindi lento di bolina e dispettoso in poppa. Impressionante la catena di celebrità che hanno fatto la storia del Finn, paragonabile forse solo a quella della Star, della quale non a caso è considerato propedeutico: da Paul Elvstrom a Valentin Mankin, da John Bertrand a Russell Coutts, da Lasse Hjortnaes, Harry Lemieux, Cam Lewis, fino al mito vivente di Ben Ainslie. Per vincere sui 4 metri e mezzo del Finn devi essere un talento del vento e del mare, e questo dato di fatto – certezza e non moda, appunto – ha fatto e continua a fare la fortuna del Finn. Una barca vera che mantiene quello che promette. Proprio l’opposto di tanti prodotti usa-e-getta del mondo moderno, anche nella nautica. Prendiamo esempio.
La festa dei sessant’anni del Finn è in programma al Nord: a Uppsala, organizzata dall’associazione di classe svedese. Star assoluta della regata-evento: il Finn con il numero velico 1 (!), per l’occasione prestato dal Museo marittino di Helsinki visto che fu usato per la prima volta ai Giochi in quella città. Già oltre 60 gli appassionati iscritti. Previsto anche un libro di 224 pagine per celebrare la grande festa di questa super-barca. E da noi?

www.finnclass.org

martedì 21 luglio 2009

Consigli ai consiglieri


(Nella foto di Carlo Borlenghi (Alinghi): la prima uscita sul lago Lemano del megacat defender di coppamerica: tanto per capire le proporzioni e i livelli del "possibile", oggi, nella vela moderna. Mi è sembrato un utile corredo al post - sotto - su alcuni temi per il Consiglio Federale che si svolge oggi)

Oggi Consiglio Federale (ed è già una notizia, visto che sono così poche le riunioni di questo organo fondamentale del funzionamento della macchina federale), con presentazione del nuovo Segretario Generale Gianni Storti e del testo del progetto Under 16. Più cose minori. Nell’augurare a tutti i consiglieri Buon Lavoro, ci permettiamo qualche piccolo “avviso ai naviganti”: si tratta di sensazioni, idee e attese, divise per parole o argomenti e captate nella cosiddetta “base”, cioè coloro che li hanno votati. In molti casi sono temi trattati anche dai presidenti di Zona, in altri offrono uno spunto per iniziare il necessario confronto “dalle parole ai fatti” (penultimo capitolo del nostro check-up dei primi 200 giorni della Nuova FIV). Conoscerli è senz’altro utile, tenerne conto è atto di sensibilità, e questa non è uguale per tutti.

Velascuola – A dispetto delle promesse, è la voce più deficitaria della nuova gestione, un vero e proprio progetto “dimenticato”, come accade a una pianificazione di marketing al cambio di management in azienda. Velascuola non è un fuoco che bastava accendere: è iniziativa difficile, che richiede impegno, sforzi, spiegazioni, convincimenti. E soprattutto una guida che faccia da traino e metta in piedi uno staff operativo. Questo c’era con Francesco Ettorre e il team di coordinatori (uno per zona) che bene avevano fatto nella start-up del progetto nel 2008. Ora che Ettorre ha finito l’impegno con i Giochi del Mediterraneo, si potrebbe ricominciare. Il momento è giusto: le scuole sono finite e a settembre si può lavorare bene per proporre gli eventi Velascuola. Ma è chiaro che allo stesso consigliere di presidenza non basta la buona volontà: serve il via libera politico del presidente. Serve capire se per la Federazione Italiana Vela nel 2010 portare lo sport della vela nel mondo scolastico in tutta Italia in collaborazione con i Ministeri competenti e le direzioni didattiche, è una priorità oppure no. C’è sempre la possibilità di lasciarlo fare alla Lega Navale Italiana.

Premi olimpici – Una trentina di ragazzi e ragazze italiane, atleti veri, stanno scegliendo di mettere la prua della loro vita sui Giochi Olimpici. Qualcuno sa già di cosa si tratta, per altri è una strada nuova. La preparazione olimpica presentata a marzo a Ostia e sbandierata come novità, non può essere la loro “casa” per quattro anni. Al di là dei programmi, delle date delle selezioni del 2011 o 2012, dei raduni tecnici e degli impegni richiesti agli atleti, ciò che occorre assolutamente sono le garanzie economiche per la loro attività. Gli sponsor, di questi tempi, non si trovano neanche nei saloni dello Yacht Club Italiano (anche se con qualche eccezione, come vedremo), ma non per questo si può far lavorare atleti e tecnici senza budget. Dopo un 2009 di tagli selvaggi, nel 2010 la FIV deve destinare tante risorse alla vela olimpica, garantire i rimborsi, ripristinare le diarie giornaliere e anche i premi-risultato: un sistema che in passato aveva dato ottimi frutti, sia sportivi che di gestione della squadra.

Alessandra Sensini – La recordwoman mondiale di medaglie olimpiche nella vela, vicepresidentessa federale, stravotata (45.000 preferenze, metà tesserati FIV) ma non eletta parlamentare europea, team manager in stand-by per Joe Fly e la possibile sfida in Coppa America, è tornata. Non solo a Genova in Consiglio (che non è poco comunque), ma anche in attività, in corsa per Londra 2012. Forse la vedremo già ai Mondiali RSX di Weymouth (tanto per saggiare subito il campo olimpico) ai primi di settembre. Fare ciò che sa fare come nessuna al mondo è sempre la scelta migliore, anche se la sua figura rischia di fare ombra alle emergenti Linares e Tartaglini. Da atleta Alessandra potrà confermare anche la citata necessità di adeguati budget per la vela olimpica.

Segretario Generale – Presentazioni ufficiali, strette di mano, pacche sulle spalle e tanti “benvenuto” e “buon lavoro”. Dunque, benvenuto e buon lavoro a Gianni Storti, Maestro dello Sport, segretario generale già in 4 diverse federazioni sportive (Sport Ghiaccio, Nuoto, Atletica Leggera e Sport Invernali). Rispetto ai suoi predecessori (a ritroso e fino al 1965 Antonio Micillo, Mauro Tirinnanzi, Giuseppe Gentile, Giovanni Tintori, Gianfranco Bertelli, Giuseppe Ghibaudi), Storti ha un’età più avanzata (per il CONI è in pensione e questo comporterà un’attenta definizione del rapporto di collaborazione con la FIV), esperienza con presidenti federali di peso, e ottimi rapporti con i vertici CONI. Un ruolo nevralgico agli ultimi Giochi del Mediterraneo lo ha fiaccato molto, e le attese dopo 7 mesi senza segretario rischiano di sovraccaricarlo subito. Meglio lasciarlo tranquillo, l’estate aiuta. A settembre potrà prendere per mano la FIV.

Vela Giovanile – Carlo Croce, Pino Barbieri, Paolo Ghione, Luca De Pedrini, Anna Bacchiega sono solo i principali “cervelli” del piano Youth o Under-16 che verrà reso noto oggi ai consiglieri (speriamo con un nome ufficiale per identificarlo). Attività sotto ai 16 anni devoluta alle Zone e FIV che entra in scena solo dai 16 anni in su, prendendosi cura di campioncini già conclamati. Più risorse alle zone, più classi per la multilateralità, nuovi criteri per la formazione e la didattica, un occhio all’educazione marinara di base, l’idea di una strada tracciata per chi si avvicina alla vela e intende restarci. Queste in sintesi le cose sentite sin qui. Adesso leggeremo il documento e vedremo cosa è confermato e soprattutto quali sono gli strumenti proposti, la road-map di un piano che oscilla dal rivoluzionario al visionario, ma che senza uno stretto controllo di rotta può ridursi a un flop. Consiglio, reiterato: ora che c’è il piano scritto, diffondetelo più possibile, inviatelo ai 650 circoli affiliati, discutetene in occasioni pubbliche, ascoltate le osservazioni di istruttori e dirigenti di club. Se elastico il progetto può decollare, se troppo rigido può spezzarsi e spezzare la vela italiana. Che francamente non se lo merita.

Tecnici – Sono arrivate in FIV una sessantina di risposte al modulo per tecnici federali diffuso sul sito web. Molti più del previsto, ed è un buon segno. Ora solo una preghiera: massima trasparenza nella gestione e nel processo di scelta fra tante domande. Qui si gioca una bella fetta di credibilità, oltre che l’affidabilità tecnica di chi deve guidare i migliori velisti.

Formazione Istruttori – Le Zone hanno chiesto a gran voce di avere più autonomia nel formare i propri Istruttori, almeno a un livello iniziale. Sandro Gherarducci difende la politica FIV di una cabina di regia (e di verifica tecnica) nazionale. Forse il confronto si può smussare, e ne può uscire una soluzione valida: la penuria di Istruttori è un problema atavico che si ripropone ad ogni stagione di scuola vela, un entry-level può essere data a Circoli e Zone, poi entrerà in scena lo staff di formatori nazionali FIV. Ma questo non è l’unico nodo: ci sarebbe da definire meglio le candidature per i Livelli superiori, specie III e IV; c’è da tenere sempre aggiornati i programmi e i criteri della formazione (tanto più adesso con la multilateralità); non sarebbe male riannodare i discorsi con le cosiddette scuole private iniziati nel 2007 con buoni auspici. Idea: in questo campo la politica deve avere la capacità di lasciare spazio ai tecnici. Non farsi da parte, ma farsi guidare secondo un piano condiviso e di lunga gittata. Se il piano manca si vive alla giornata, come adesso, e non si arriva da nessuna parte.

Scuole Vela – Sembra tutto nello stesso calderone, e se il Piano Youth, digerito, emendato, fatto proprio dall’Italia velica, dovesse passare, potrebbe essere davvero così. Ma intanto è passata una stagione e le scuole vela federali sono state lasciate sole, in trincea, in un ruolo insostituibile che è quello di reclutare e imbarcare tesserati, perlopiù giovani. Sole senza un Gruppo di Lavoro, sole senza materiali, senza diplomini, senza manuali, a volte senza tessere. Ahi, PIC. Pensateci adesso, per la prossima stagione.

ISAF – Una ventina di desaparecidos: questo sono i delegati italiani alla federazione internazionale della vela. Nessuno racconta, non si sa nulla di cosa accade all’ISAF, nonostante nell’era della globalizzazione il suo ruolo sia essenziale. Anche nella vela, nonostante un ruolo nei G8 che ci siamo ritagliati negli anni, rischiamo di uscire dal giro internazionale che conta. E forse appare più chiaro, oggi, che la nomina di un vicepresidente italiano è stata solo una vittoria di facciata. A meno che non si volti pagina, già dall’Annual Confrerence di novembre. Il Consiglio Federale (vecchi e nuovi) non sia timido, e pretenda di conoscere per dettare le politiche italiane.

Bilancio – Vi siete rilassati? Tappato il fantomatico buco, la voragine invisibile? Deja-vu della politica, succede anche negli enti locali: i nuovi amministratori che arrivano trovano i conti in rosso e ne soffrono in pubblico, ma poi il loro impegno trionfa e si annuncia il risanamento. Del resto sul tema vigono regole precise di trasparenza e sono al lavoro persone di cui fidarsi. Le voci sono positive e il feeling con il portafogli FIV è più fluido che ad inizio anno. Allora adesso è il momento di tornare a distribuire le risorse (lo si dovrà comunque fare in autunno col bilancio preventivo, tanto vale prepararsi: ci sono alcuni consiglieri che lamentano di essere stati poco impegnati: può essere il loro turno).

Presidente – Comincia a serpeggiare qualche interrogativo che un “comunicatore” come Carlo Croce dovrebbe captare: si può essere allo stesso tempo presidenti (de-facto) di FIV e Yacht Club Italiano? (Ho ricevuto anche lettere in tal senso e mi riservo di riprendere l’argomento con la calma necessaria). Si può scegliere di andare al Mondiale ORC di Brindisi e non andare al Mondiale 49er di Riva del Garda? (E questo sia detto con la massima consapevolezza di quanti chilometri sta facendo lungo lo stivale). Se lo ha fatto da presidente federale (e non ci sarebbe da obiettare), dovrebbe esporre al Consiglio l’andamento del lavoro di quattro mesi in segreto per preparare un consorzio italiano alla prossima Volvo Ocean Race guidato da Giovanni Soldini (per il quale a quanto pare sponsor si sono trovati), o la partecipazione di Nave Italia al G8. Ci sono apposta per questo le “comunicazioni del presidente”. Ancora ubriacati dal carico di aspettative incentrate sull’uomo, oscilliamo a nostra volta nel dubbio: a volte ha una marcia in più da vero leader, altre volte si perde in chiacchiere allo specchio e sembra mal consigliato o persino manovrato. Tifiamo per il primo, ma lo tiri fuori più spesso.

Per un Consiglio di mezza estate ce n’è fin troppo. Rinnoviamo l’auspicio di buon lavoro: farà bene a tutti noi.

lunedì 20 luglio 2009

Ma quante belle vele Madama Dorè



A Genova lo sanno bene quanto è importante la vela per "vendere" il Salone Nautico Internazionale di Genova. Statistiche confermate indicano che dei 300-350mila visitatori della fiera, oltre un terzo, quindi più di 100mila, viene per le barche a vela. Un fenomeno singolare considerando che queste ultime rappresentino solo il 5-6% dell'esposizione genovese. Non solo: all'UCINA (Confindustria nautica) sanno bene da sempre che per avvicinare ai giovani al mondo delle barche non si può certo partire da un motoscafetto o da un gommoncino o da una navucola: il battesimo del mare per i più piccoli, gli scolaretti sotto ai 10 anni, è a vela. Da qui l'avvio di una serie di contraddizioni, tentativi, strategie, politiche. Che non coinvolgono solo UCINA e Fiera di Genova.

L'invito riprodotto nell'immagine sotto al titolo è per la conferenza stampa di presentazione del 49° Salone Nautico di Genova, in programma a Milano mercoledi prossimo. Qui si è addirittura esagerato, e conoscendo l'ambiente mi attendo critiche ai vertici di UCINA da parte di molti operatori e costruttori di barche a motore: tutte vele, nient'altro che vele, volanti in un cielo azzurro, tutte con la prua verso un obiettivo unico e luminoso: il logo del salone genovese (che a sua volta, ma questa non è una novità, si basa sull'immagine di una vela sulle onde e col sole alle spalle). Un invito onirico, una speranza, un contropiede? Vedremo a Milano (e vi riporteremo fedelmente) quanta vela sarà annunciata dagli organizzatori per il prossimo salone. Intanto qualche anticipazione.

La crisi economica ha colpito la nautica e molti temevano un salone con spazi vuoti: pare che non sia così, gli organizzatori confermano la presenza di tutti i più grandi nomi (guardate che non è poco: nel mondo dei motori ci sono ogni giorno defezioni stratosferiche che inducono saloni alla chiusura: è molto probabile ad esempio che salti il Motor Show di Bologna), forse si è solo ridotta la storica lista d'attesa di gente che voleva esporre ma non trovava spazi liberi. Naturalmente auguriamo al salone nautico ogni successo, che starebbe anche a significare la capacità della nautica di trainare o surfare la ripresa dell'economia. Ma non abbiamo le bende agli occhi e vediamo le difficoltà di moltissime aziende. Esiste il rischio che anche chi ha mandato l'iscrizione al salone non la confermi. E questo giustifica l'anticipo a luglio della conferenza stampa che solitamente si svolgeva a metà settembre: occorre una spinta di ottimismo anche dai media, sulle aziende che stanno confermando la partecipazione al nautico. Entro settembre va saldata la quota di partecipazione e quindi sono settimane decisive. Sarà anche interessante vedere se in questa situazione il Gruppo Ferretti adotterà la stessa strategia del salone precedente, quando allestì in grande stile il "Palaferretti", praticamente un salone-nel-salone. E veniamo alla nostra vela.

La Vela al 49° salone nautico sarà concentrata nella stessa area della scorsa edizione: in acqua nella darsena nuovissima ricavata in fondo al quartiere fieristico, e a terra sotto alla tensostruttura che ospita "Mondoinvela", già ridotta del 50% nel 2008 per le richieste del cantiere proprietario dell'area. Dalle prime informazioni, la linea che i cantieri stanno seguendo è quella di partecipare "tagliando", e la prima mossa è esporre meno barche (per fare un esempio, Beneteau nel 2008 esponeva 13 yacht a vela, quest'anno ne prevede 8). Negli accessori e nell'abbigliamento c'è aria di parecchie defezioni specie per marchi stranieri. Velerie e derive sono aziende ormai strutturalmente assenti dal salone di Genova, tanto più nella sua ultima evoluzione in senso "floating". Il quadro come si vede non è proprio roseo.

Come se non bastasse, UCINA pare aver rinunciato anche alle iniziative favorevoli alla vela almeno formalmente, come la Commissione Vela sorta e sviluppata in seno all'associazione, e presieduta da uno dei Vice di Anton F. Albertoni, Francesca Radice. La Commissione si è riunita un ultima volta a dicembre a Roma, poi si è come dissolta. I suoi componenti non hanno ricevuto comunicazioni o aggiornamenti. Gli argomenti posti sul tappeto dalla Commissione Vela riguardavano soprattutto e proprio il salone nautico, per il quale la Vela chiedeva spazi e servizi migliori, più attrezzati e meno decentrati, e quindi un investimento in termini di immagine e promozione dell'area velica e delle sue specificità. Di tutto questo non si sa più nulla. E forse non è un caso che molti operatori della vela stiano pensando a forme associative alternative a UCINA, o comunque a momenti espositivi specializzati sulla vela, in varie zone d'Italia. Per UCINA le prossime settimane suonano come un ultimo appello: deve capire che rischia davvero di "perdere" la componente vela. E una volta persa, come saranno gli inviti alle conferenze stampa?

PS-Due parole, oltre alle news di qualche giorno fa sul "gioco al ribasso", per inquadrare il ruolo e la presenza FIV in questo momento nei rapporti con UCINA e nella prospettiva di dover progettare e realizzare una presenza al salone nautico con lo stand e la relativa trattativa, la "Piazza Vela" (ma quella l'ho inventata io, non vorranno certo replicarla), le collaborazioni con gli organizzatori per gli eventi al Teatro del Mare, gli eventi con i personaggi FIV sia a terra che in acqua e la gestione dei relativi inviti, i rapporti con i propri sponsor e con i media, la collaborazione con l'ufficio stampa della Fiera di Genova per veicolare alle tv presenti i volti più rappresentativi della vela e dell'attività federale, i campioncini della vela giovanile o gli atleti vittoriosi (e non ne mancano grazie al cielo), la valorizzazione delle migliori attività periferiche degli affiliati... Mi fermo qui. Dicevo due parole per inquadrare cosa fa il Settore Promozione Immagine e Comunicazione FIV, sulla cui tolda troneggia il VPV Glauco Valerio Briante: indietro tutta.

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